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Politica e Sanità

31 Maggio 2019

Farmaci biosimilari, Sifo: professioni unite per promuovere l’uso


Farmaci biosimilari, cresce l'uso ma permangono difformità tra le diverse regioni, Sifo al workshop presso il Ministero: professioni unite per promuovere l'uso


Prospettive in chiaroscuro per il ruolo dei farmaci biosimilari nella sanità italiana. Nel 2018 questi prodotti hanno coperto circa il 17% dei consumi nazionali di farmaci biologici, con una crescita di circa il 13% rispetto all'anno precedente. Una tendenza che secondo un'elaborazione del Centro studi Italian biosimilar group su dati Iqvia, presentati al workshop dedicato ai biosimilari presso il Ministero della Salute (Biosimilari: prospettive per il futuro del SSN), fa prevedere per il quinquennio 2017-2022 una riduzione della spesa farmaceutica in questo settore che potrebbe avvicinarsi al mezzo miliardo di euro con importanti e positive ricadute sul fronte della sostenibilità della spesa sanitaria e dell'impiego delle risorse nell'innovazione. Tuttavia, sono ancora molte le difformità tra le diverse regioni in materia di biosimilari: nel 2018 si è registrato per esempio un utilizzo di questi farmaci del 50,21% in Piemonte e Valle d'Aosta, del 23,13% in Toscana, del 21,58% in Emilia-Romagna, mentre nel Lazio ci si è fermati al 10,27%, in Puglia al 6,9 l% e in Umbria poco oltre il 5%.

«La penetrazione dei biosimilari ancora differenziata nelle diverse realtà regionali e locali per le ragioni primariamente culturali- ha dichiarato commentando questi dati Simona Serao Creazzola, presidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo) - sarebbe infatti utile e necessario produrre con maggiore efficacia e continuità un'informazione scientificamente qualificata diversamente approfondita e ben veicolata, affinché venga correttamente decodificata con diversi stakeholder».

Francesco Cattel, segretario nazionale della Sifo ha, a sua volta, sottolineato che «il rapporto tra sostenibilità e innovazione è strettissimo ed esprime la capacità del sistema paese di far fronte alla sfida futura dell'assistenza e delle cure. Grazie al contenimento di spesa permesso in modo cospicuo dai biosimilari, potremo permetterci di sviluppare ed accedere ad innovazioni altrimenti destinate a non essere accessibili nel nostro Paese. Ritengo perciò - ha affermato - che sia essenziale che in questo senso tutte le professioni direttamente coinvolte offrano un contributo autorevole affinché la penetrazione dei biosimilari diventi sempre di più un investimento multidisciplinare. Sifo sta già facendo da tempo la sua parte: ci auguriamo che tutti gli stakeholder siano uniti in questo percorso, senza defezioni o perplessità, ed in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale».

«Importante è non perdere tempo per il pieno utilizzo per il Sistema sanitario nazionale - ha ribadito Simona Creazzola- Come Sifo, al fianco delle istituzioni, ci siamo impegnati in questo senso con azioni di promozione. Pensiamo inoltre che il farmacista dovrebbe avere sempre di più un ruolo al fianco del clinico per il supporto delle scelte. La disponibilità di questi farmaci rappresenta non un rallentamento nella possibilità di accesso alla terapia ma una facilitazione».

«In ambito regionale sui biosimilari ci stiamo muovendo a macchia di leopardo e le Regioni si muovono forse in modi un po' differenti - spiega Adriano Vercellone, consigliere Sifo, a margine del convegno - Per quanto riguarda la Campania si è scelto il modello della concertazione, nel senso che sono stati fatti e sono attivi molti tavoli con la partecipazione dei farmacisti, degli enti regionali e dei clinici per fare in modo che vi sia un cambio di strategia e una condivisione totale sulla possibilità di usare i farmaci biosimilari, definendo con l'aiuto dei clinici quelli che sono i pazienti dove si può intervenire in questo senso. Più complicato l'aspetto dei pazienti in corso di terapia dove tutto dipende dall'ambito. Intendo dire che può risultare più facile intervenire in ambiti terapeutici quali l'oncologia, mentre quando si va su malattia ad andamento cronico come ad esempio la reumatologia, forse occorre un attimo di considerazione in più. La cosa importante è che le soluzioni che la regione Campania sta perseguendo tendono a fare in modo che venga garantito in prima battuta il paziente andando anche incontro a quelle che sono le aspettative della classe medica».

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