Oppiacei, Ocse: aumentano decessi. Ecco le direttive per combattere abuso
Oppiacei, Ocse denuncia un crescente aumento dei casi di decesso per overdose e indica la via per una migliore gestione
Una decisa impennata nel numero di decessi legati a overdose di oppiacei, nell'ordine del 20% in 25 Paesi, e un incremento della disponibilità di tale classe di farmaci. Alla base del problema, secondo il rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), un insieme di concause tra le quali l'eccesso di prescrizione gioca un ruolo fondamentale. Necessario dunque, secondo l'Ocse, un nuovo approccio nella gestione delle prescrizioni. Stati Uniti, Canada, Svezia, Norvegia, Irlanda: questi alcuni dei Paesi dove l'Ocse ha riscontrato un trend crescente nel numero di decessi per overdose di oppiacei: un aumento del 20% tra 2011 e 2016, con una netta prevalenza maschile (3 decessi su 4 e più del 50% dei decessi che avvengono tra le mura di casa. Incisiva la crescita della disponibilità media, cresciuta in modo drammatico nell'ultimo decennio: tra 2002/2004 e 2005/2007 il valore è cresciuto del 58%, per poi rallentare sino al 5% tra 2011/2013 e 2014/2016. Oltre a costituire un serio problema di natura sanitaria, con un aumento degli oneri sanitari per visite ospedaliere e ricoveri in pronto soccorso, l'abuso di oppiacei ha delle ripercussioni di natura sociale: negli Usa in corrispondenza di un utilizzo doppio rispetto a quello raccomandato sono stati riscontrati numerosi casi di insorgenza di disturbi mentali; similmente in Europa, il tasso di prevalenza di disturbi da abuso è inferiore all'1% nel pubblico generale, del 30% invece nella popolazione carceraria. Anche condizioni di disoccupazione, precarietà sociale, la mancanza di alloggio e l'esclusione sono stati ricollegati all'abuso di medicinali oppiacei. Se in Canada sono stati registrati più di 10.000 decessi fra gennaio 2016 e settembre 2018, gli Stati Uniti presentano una situazione drammaticamente più grave: più di 399.230 i decessi per overdose fra 1999 e 2017, con una ripercussione sull'aspettativa di vita, diminuita tra 2015 e 2017. Ruolo rilevante nell'incidenza del fenomeno è quello del mercato illegale e del traffico di derivati: idrocodone, ossicodone, codeina e tramadolo sono tra gli oppiacei più utilizzati illecitamente negli Usa, metadone, buprenorfina e fentanil in Europa. Tra i derivati più diffusi l'eroina, ottenuta tramite sintesi della morfina e derivato numero uno al mondo. Similmente gli analoghi di fentanil stanno riscuotendo sempre maggior successo nella scena del traffico illecito in molti Paesi. Fondamentale però in questo processo il ruolo dell'overprescribing, che non costituisce tuttavia l'unica causa del fenomeno. Si stima che nei soli usa, nel 2015, siano state erogate più di 240 milioni di prescrizioni, quasi una per ogni adulto. Da notare però come alla maggiore disponibilità dei farmaci oppiacei non corrisponda necessariamente un aumento dei casi di overdose: in Germania, Austria, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi il tasso di decessi resta al di sotto delle medie riscontrate nei Paesi oggetto di studio dell'Ocse, a simboleggiare come una regolamentazione appropriata possa porre un argine all'incidenza del fenomeno. L'eccessiva prescrizione riguarda per lo più l'utilizzo in termine di gestione dei dolori cronici, ed è stata aggravata da uno sviluppo di soluzioni non assuefacenti poco convinto e poco supportato dalla ricerca. Sono 4 le aree di intervento che l'Ocse individua per la gestione della crisi: in primo luogo una prescrizione più oculata, basata sulle linee guida cliniche, sulla formazione specifica dei prescrittori, sulla sorveglianza e sulla più stretta regolamentazione del mercato e dei rapporti finanziari; una maggiore assistenza, da identificarsi in terapie assistenziali a per cure a lungo termine, servizi specializzati per la gestione di patologie infettive e interventi di natura psicosociale; un maggiore coordinamento fra sistemi sanitari, sociali e di giustizia penale, creando sistemi che facilitino l'accesso ai servizi integrati per le persone con disturbi derivati da abuso, sostegno all'occupazione e all'alloggio; miglioramento nella conoscenza e nella ricerca, sfruttando big data e valutazioni d'impatto per misurare i livelli di assistenza e contribuire alla ricerca e sviluppo in aree chiave del problema come la gestione del dolore cronico e delle dipendenze.
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