Farmaci veterinari, Unaftisp: Ministero e professionisti aprano Tavolo per fissare paletti
Farmaci veterinari, le parafarmacie si inseriscono nel dibattito sulla consegna diretta e chiedono tavolo di discussione fra i rappresentanti di ministero e professionisti
È necessario che ministero della Salute, Federazione degli Ordini dei farmacisti (Fofi) e Federazione nazionale degli Ordini dei veterinari italiani (Fnovi) si siedano a un tavolo per stabilire i giusti paletti per le competenze del veterinario e farmacista nella gestione del farmaco veterinario. Con questa richiesta le parafarmacie rappresentate dall'Unaftisp si inseriscono nel dibattito aperto nella categoria sulla consegna da parte del veterinario, in circostanze definite, di farmaci al proprietario dell'animale in cura. «A noi farmacisti - scrive Enrico Cancellotti del Coordinamento Regione Marche Unaftisp - risulta alquanto difficile capire come mai ai veterinari è concesso fare i farmacisti e consegnare farmaci presi dalle loro scorte (già aperte) ai loro clienti. Sia subito chiaro - precisa - che facendo così un veterinario non infrange la legge perché a lui è questa attività è garantita dal Codice del farmaco veterinario che di fatto vuole agevolare l'inizio della terapia sull'animale». Cancellotti ricorda il perimetro di legge, per altro ribadito anche dall'Anmvi in una recente lettera a questa Redazione, entro cui il veterinario può legittimamente agire ma pone questioni di competenza professionale sulla gestione del farmaco: «Varie domande sorgono spontanee. Farmacie e Parafarmacie, luoghi eletti per la dispensazione del farmaco veterinario con e senza ricetta, sono soggetti a controlli periodici e molto severi atti a garantire il rispetto di molti parametri tra i quali stoccaggio e conservazione dei farmaci, metodi di approvvigionamento attraverso ditte e grossisti certificati, controllo delle ricette. Questo sistema, perfezionato nel corso degli anni grazie alla collaborazione tra chi aziende sanitarie e farmacisti, garantisce la totale sicurezza del farmaco somministrato e quindi la tutela del paziente sia esso uomo o animale». E aggiunge: «Il farmacista ha chiaro il concetto di non essere un medico, un veterinario o un infermiere e deve sempre demandare, giustamente, cure e pratiche mediche varie alle professioni sopracitate diagnosi. Di queste limitazioni il farmacista è ben cosciente anche perché provare ad "intervenire" può essere molto costoso dal punto di vista legale per il cosiddetto abuso della professione medica che altro non è che il Dispositivo dell'art. 348 del Codice penale. Non ce ne vogliano i medici veterinari ma, crediamo, che qui siamo di fronte ad un abuso della professione del farmacista che lede il rispetto del mestiere altrui. Chiediamo quindi a vari enti: Ministero della Sanità, associazioni di categoria come ad esempio la federazione degli ordini dei farmacisti (FOFI) e Federazione nazionale ordini veterinari italiani (FNOVI) di sedersi ad un tavolo e di stabilire i giusti paletti per le competenze di veterinario e farmacista in modo da garantire sempre e comunque la salute del fruitore finale in questo caso gli animali».
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