Biofarmaceutico, Assemblea Farmindustria: in crescita produzione, export e occupazione
Il comparto biofarmaceutico è in crescita, dall'Assemblea di Farmindustria: crescono produzione, export e occupazione
Una produzione di 32 miliardi di euro (+3,2% rispetto allo scorso anno), un export che vale 26 miliardi, un settore che ha visto 3 miliardi di investimenti - di cui 1,7 in Ricerca e 1,3 in impianti produttivi ad alta tecnologia - e una crescita occupazionale, tra il tra il 2014 e il 2018, dell'8,6%, con un +1% fatto registrare anche nei primi mesi del 2019. Sono questi alcuni dei numeri, relativi al 2018, emersi nel corso dell'Assemblea di Farmindustria, tenuta oggi a Roma, secondo il Report presentato dal presidente Massimo Scaccabarozzi, che ha tracciato un quadro dell'industria biofarmaceutica italiana. Nel comparto, gli addetti totali sono 66.500 (con il 90% diplomato o laureato): 6.600 sono i ricercatori (+3% rispetto al 2017) e la quota femminile supera il 50%. In generale, è donna «il 42% degli occupati - il 29% in più rispetto alla media del totale industria» - e lo è anche «il 40% dei quadri e dei dirigenti». A crescere, a ogni modo, sono soprattutto i posti di lavoro per gli under 35, pari all'81% del totale delle nuove assunzioni, con un +11% tra il 2014 e il 2017. Nell'80% dei casi gli under 35 hanno un contratto a tempo indeterminato.
Interessanti poi i dati sull'export: «Tra il 2008 e il 2018 l'industria farmaceutica ha incrementato la produzione del 22% (rispetto a una riduzione del 14% della media manifatturiera), determinato al 100% dalla crescita delle esportazioni. Nel 2018 hanno sfiorato quota 26 miliardi rispetto a una produzione totale di 32. Negli ultimi 10 anni l'Italia ha aumentato l'export più della media Ue (+117% rispetto a +81%) e di tutti i grandi Paesi europei».
Quanto agli investimenti, c'è stato un aumento del 7%, per un valore totale di tre miliardi di euro. Ma in particolare, «con 1,7 miliardi investiti nel 2018 (il 7% del totale) l'industria farmaceutica è tra i settori manifatturieri più importanti nel panorama nazionale per investimenti in R&S, cresciuti del 35% negli ultimi 5 anni. E, come mostrano i dati Istat, è prima per spesa per innovazione per addetto (3 volte la media). Soprattutto perché è prima per la ricerca in network, ovvero quella che viene fatta insieme ad altre imprese o centri pubblici (per cui investe in innovazione 4 volte la media in rapporto agli addetti). Per questo l'industria farmaceutica è il primo settore per presenza di imprese con accordi di cooperazione per l'innovazione con Università e Istituti di Ricerca pubblici». Nei prossimi 5 anni «gli investimenti in R&S a livello globale dell'industria farmaceutica raggiungeranno i 1.000 miliardi di dollari». Sono «in aumento le Next-Generation Biotherapeutics, come le terapie cellulari, geniche e nucleotidiche, raddoppiate negli ultimi tre anni».
Nel dettaglio, «gli investimenti da parte delle imprese del farmaco per gli studi clinici superano i 700 milioni all'anno, il più alto contributo al sistema nazionale di ricerca. I trials in oncologia rappresentano il 42% del totale e sono cresciuti del 6% nell'ultimo anno (dati AIFA). Quasi il 20% degli studi clinici in Ue viene svolto nel nostro Paese, grazie alle molte eccellenze ospedaliere, ai medici e a tutti gli operatori sanitari». I prezzi dei medicinali «sono più bassi di circa il 15-20% rispetto alla media dei Big Ue. E dal 2001 i prezzi medi al consumo rilevati dall'Istat sono diminuiti in media complessivamente del 33%, con un'inflazione salita del 32,5%». E sul fronte dei Biosimilari, «l'Italia, secondo una recente analisi su dati IQVIA sui 7 principali Paesi europei, nel 2018 è stata il primo mercato per consumo di biosimilari (36% del totale, davanti alla Germania, 25%), con una quota di mercato molto più elevata della media europea (18% rispetto a 10%).
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