Antibiotici, in Usa utilizzati senza prescrizione in 1 paziente su 4
Antibiotici, in Usa utilizzo sregolato e senza prescrizione genera preoccupazione per la salute e acuisce il fenomeno dell'antibiotico-resistenza
Un paziente americano su quattro fa ricorso ad antibiotici senza prescrizione, o afferma di essere intenzionato a farlo. Uno su due, conserva antibiotici prescritti per un possibile uso futuro su sé stesso o sui figli, sui genitori o un altro membro della famiglia. Questi i risultati salienti di uno studio pubblicato sugli Annals of Internal Medicine e ripreso da Reuters, basato sulla raccolta di dati provenienti da 31 studi precedenti e finalizzato ad approfondire l'uso di antibiotici senza prescrizione, sulla loro conservazione come "scorta" e altri fattori che favoriscano un uso non regolato.
Lo studio sugli antibiotici senza prescrizione
La ricerca ha evidenziato come, sui 31 articoli presi in considerazione alla fine di un lungo processo di selezione, circa un paziente su quattro abbia fatto uso di antibiotici senza prescrizione in passato o sia intenzionato a farlo (con una variazione delle percentuali sul totale che varia dall'1% al 665, a seconda dello studio), e come uno ogni due abbia conservato confezioni di antibiotici per destinarle a un uso successivo (con una variazione che varia dal 14% al 48%).
Uso scorretto e antibiotico-resistenza
Lo studio si è anche occupato di esaminare le cause dell'utilizzo senza prescrizione. «La nostra ricerca ha mostrato come negli Stati Uniti i cittadini riescano a reperire gli antibiotici tramite mercatini di quartiere, negozi, amici e parenti, addirittura negozi per animali o online», ha spiegato Larissa Grigorian, ricercatrice al Baylor College di Huston e autrice dello studio. «Sono risultati importanti, perché a differenza di altri farmaci, che hanno ripercussioni su un solo paziente, gli antibiotici, se utilizzati in modo scorretto, possono colpire anche gli altri tramite l'aumento dell'antibiotico-resistenza». Quando i pazienti ricorrono all'automedicazione con farmaci che normalmente prevedrebbero un consulto e una prescrizione, tendono a scegliere il medicinale o la dose sbagliata, esponendosi a rischi ovviamente prevedibili e diminuendo l'efficacia generale degli antibiotici. Parte della responsabilità sarebbe da imputare al sistema sanitario e ai medici. In primo luogo, la mancanza di un'assicurazione sanitaria comporta comportamenti orientati al risparmio e difficoltà nel pagare le visite o i farmaci stessi. In altri casi, la necessità di non perdere giornate di lavoro e l'imbarazzo per la tipologia della patologia hanno giocato un ruolo nel limitare l'accesso al consulto e quindi alla prescrizione (soprattutto malattie sessualmente trasmissibili). Secondariamente, anche la tendenza dei medici a prescrivere antibiotici quando non necessario contribuisce non solo all'accumulo dei farmaci, ma anche all'acuirsi dell'antibiotico-resistenza: i ricercatori sottolineano infatti come in molti casi gli antibiotici vengano prescritti per patologie comuni come influenza, raffreddore, mal di gola e bronchite, sinusite e infezioni auricolari, malattie di origine virale e, come tali, non rispondenti agli antibiotici. «la causa principale, a prescindere da queste considerazioni, sta nel fatto che le persone guardano agli antibiotici come medicine generalmente inoffensive, da utilizzare anche quando si ha un semplice raffreddore», ha spiegato Jeffrey Gerber, della Scuola di Medicina della Pennsylvania University.
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