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Politica e Sanità

26 Agosto 2019

Ccnl, non titolari: dipendenti in crisi per stipendi e carriere ferme


Ccnl, non titolari: dal Sindacato nazionale farmacisti non titolari (Sinasfa) la denuncia delle difficoltà e delle preoccupazioni della categoria

Incertezza su tempi e contenuti di un contratto di dipendenti di farmacia privata scaduto da oltre sei anni e con l'ultimo rinnovo della parte economica siglato nel 2011, stipendi fermi a fronte di un costo della vita in costante aumento, percorsi professionali con quasi nessuna prospettava di crescita.
Sono queste alcune delle preoccupazioni espresse da Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, «che ci vengono segnalate e a cui si vanno ad aggiungere tutte le quotidiane difficoltà, tra organizzazione oraria e gestione delle ferie, legate, in modo, particolare a una liberalizzazione delle aperture delle farmacie, a cui non ha fatto seguito un adeguamento normativo del contratto di lavoro che creasse tutele e strumenti per i dipendenti».
La situazione che percepiamo, spiega Imperadrice, «è di sempre maggiore difficoltà da parte dei colleghi, alle prese con uno stipendio già in partenza basso rispetto ad altre categorie di lavoratori e che è fermo da oltre sei anni, con una notevole perdita del potere di acquisto e danni anche, come abbiamo più volte segnalato, sul fronte del montante contributivo e della futura pensione». Peraltro, «a peggiorare le cose c'è la mancanza di prospettive di miglioramento, legata a un rinnovo del contratto che non si sblocca e a una crisi economica generalizzata che investe anche le farmacie. In questo quadro, non sono pochi i casi di colleghi che vedono nelle possibilità di pensionamenti anticipati, resi disponibili per esempio da Quota 100, una via di fuga da questa situazione. Ma non mancano casi di colleghi che stanno valutando anche altre strade professionali. Per esempio, notiamo che non sono in pochi a valutare un periodo di studio per sostenere concorsi pubblici e poter insegnare».
E tra le situazioni che «ci vengono segnalate, oltre alle difficoltà economiche e alla mancanza di prospettive, anche in relazione a un percorso di crescita professionale e di carriera che non c'è, ci sono poi le criticità legate all'organizzazione del lavoro, più avvertite soprattutto in questo periodo. In primis, infatti, c'è una liberalizzazione delle aperture delle farmacie a cui non ha fatto seguito un adeguamento normativo del contratto di lavoro per dare ai dipendenti strumenti di tutela e di organizzazione. Così, soprattutto nel periodo estivo, le criticità tendono ad aumentare, in particolare in relazione alla pianificazione delle ferie, che talvolta risulta difficile e sottoposta a pressioni - e non solo, come più prevedibile, nelle zone a vocazione turistica. Con la conseguenza che i dipendenti non sempre riescono a fruire del quantitativo di giorni di ferie previsti dal contratto, con una qualità di vita percepita che tende a diminuire».
«A parte i singoli casi, quello che facciamo, da parte nostra, è cercare di informare e sostenere il più possibile i dipendenti nei diritti, anche perché la liberalizzazione degli orari non ha cambiato le norme del nostro Ccnl e i colleghi sono praticamente senza tutele, anche nelle situazioni, che possono capitare, di minor chiarezza. Il consiglio che stiamo dando è anche quello di utilizzare il più possibile la Pec per le comunicazioni con il datore di lavoro, in modo da avere un documento ufficiale di appoggio e di tutela a fronte di qualsiasi successiva esigenza».

Francesca Giani

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