Farmacie rurali, i farmacisti lasciano la montagna. A Pordenone servizio carente
di Lara Figini
Farmacie rurali, prosegue l'abbandono delle zone montane a vantaggio delle zone meno svantaggiate
I farmacisti fuggono dalla montagna e se possono aprire una farmacia, nell'ambito delle assegnazioni dell'ultimo concorso, scelgono zone meno svantaggiate amplificando la carenza di servizi. È quanto sta accadendo nelle zone di montagna della provincia di Pordenone e a denunciare la situazione di emergenza è Francesco Innocente, presidente di Federfarma Pordenone che lancia un appello ai Comuni che "dovrebbero impegnarsi per mantenere i punti vendita". È quando si legge sulla stampa locale in un'intervista al presidente dei titolari che segnala come questi territori già spopolati e con pochi servizi abbiano ricevuto "la botta finale": «I farmacisti che hanno vinto - ha spiegato Innocente - hanno scelto di aprire altrove, in zone meno svantaggiate, e di fatto il problema si è ampliato, coinvolgendo più paesi». La ragione è di sostenibilità economica: «Un farmacista che tiene in piedi un punto vendita in un paese, per esempio, dell'alta Valcellina, non può nemmeno assumere un dipendente, non riuscendo a coprirne il costo. Di fatto - spiega Innocente - un farmacista che resiste è costretto a lavorare sempre, senza un ricambio per i turni e con pochissimo margine di guadagno. La conclusione è drammatica: chi se n'è andato, non tornerà più». Il servizio farmaceutico, si legge ancora, risulta quindi molto scarno, nel comune di Erto e Casso, per esempio, c'è un dispensario che non può coprire le esigenze della popolazione, soprattutto degli anziani. La prima farmacia, cioè la più vicina, è a Longarone, provincia di Belluno, ai piedi della diga del Vajont. Anche a Cimolais c'è un altro piccolo dispensario, ma niente farmacia. Per un farmaco con ricetta bisogna andare a Claut, ma chi non ha l'auto non può raggiungere il centro attrezzato più vicino. Stesso problema anche nella zona dell'alto Maniaghese: a Tramonti di Sopra manca il servizio farmaceutico, mentre il caso più recente è quello che riguarda Frisanco, dove ha chiuso anche l'ultima farmacia che serviva tutti i cittadini della vallata, che ora si trova completamente isolata. Dalla Regione arrivano dei finanziamenti pubblici a beneficio delle aree svantaggiate e in particolare al servizio farmaceutico ma come sottolinea Innocente, non bastano: «L'unica soluzione - aggiunge Innocente - sarebbe in mano ai Comuni. Dovrebbero essere loro a impegnarsi di più per garantire la permanenza delle farmacie sul territorio».
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