Occupazione, basso turn over. Farmacisti non titolari: servono incentivi per nuovi posti di lavoro
Occupazione, uno studio dell'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro indaga misure e strumenti per favorire il ricambio generazionale
Quali misure e strumenti possano realmente contribuire a un miglioramento dell'occupazione, in particolare di quella giovanile, è una domanda su cui l'attenzione è sempre alta ed è recente, in questa direzione, una ricerca dal titolo "Il ricambio generazionale dell'occupazione", condotta dall'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro e presentata ad agosto, che si è posta l'obiettivo di indagare, tra gli altri aspetti, quanto possano incidere politiche di pensionamento anticipato e in quali campi si riesca a generare una maggiore "sostituibilità" tra pensionati e giovani, senza che si produca, come sembra accadere in alcuni casi, una perdita di posti di lavoro. Tra i vari elementi che emergono, c'è anche l'idea che i pensionamenti anticipati possono generare una maggiore sostituibilità nei settori a minore professionalizzazione, e in primo luogo nei servizi, mentre laddove c'è una più alta qualificazione del lavoro questo passaggio è più difficile. Tanto che, secondo lo studio, per la macro categoria delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione si registra, tra chi va in pensione e i neo assunti, un saldo negativo pari a -48 mila unità, mentre per attività commerciali e servizi, dove si registra un maggiore ricambio occupazionale, il risultato è di +358 mila. Del tema abbiamo parlato con Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, Sinasfa, anche per capire gli impatti di queste misure sul comparto. «Il nostro è un settore particolare» spiega. «Innanzitutto, in merito al fenomeno dei pensionamenti anticipati, rappresentati in modo particolare da Pensione quota 100, va rilevato che sono molti i farmacisti collaboratori che si stanno interessando ma non altrettanti quelli che stanno procedendo con la richiesta».
Maggiori possibilità in farmacie in crescita
A frenare c'è «non solo il fatto che non tutti riescono, per un motivo o per un altro, a raggiungere i requisiti, ma anche considerazioni di convenienza. Questo sia perché l'assegno, essendo più lungo il periodo della prestazione pensionistica, risulta essere più leggero, sia per il tema dell'incumulabilità con altri redditi da lavoro, con la conseguenza che il percorso può risultare non per tutti sostenibile». Quanto all'effetto sul turn over, «da quello che possiamo osservare, rispetto alle dinamiche occupazionali, per altro in crisi da diverso tempo, ci sono farmacie che si orientano verso profili più qualificati e altre verso profili più giovani. In linea di massima, laddove la farmacia non è di grandi dimensioni, anche per la responsabilità del lavoro al banco, della gestione del paziente, nonché di tutte le incombenze amministrative e burocratiche, è più facile che l'esigenza occupazionale vada verso profili di maggiore esperienza. Al contrario, laddove la farmacia è già strutturata e voglia espandere la propria presenza commerciale può essere preferito una figura da formare e con minore anzianità lavorativa. Ma, ovviamente, tutto dipende dai singoli territori e dalle singole situazioni. Quello che è certo è che il settore è in crisi e politiche di pensionamento anticipato non sono in grado di incidere né di risolvere il problema. Piuttosto, se vogliamo focalizzare l'attenzione sulle soluzioni messe sul tappeto, a mio parere, potrebbero funzionare maggiormente incentivi all'occupazione di vario tipo, che andrebbero potenziati e resi il più possibile stabili. Ma, oltre a questo, l'augurio che possiamo fare è che si avvii in maniera sistematica quel percorso, più volte da noi e da altre sigle, auspicato, per valutare nuovi sbocchi occupazionali per il farmacista, così come una seria riflessione su un mercato e un settore che risultano a oggi ancora troppo chiusi».
Francesca Giani
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