Politica e Sanità
05 Ottobre 2019Formazione continua, creazione di competenze specifiche, comunicazione al paziente. Sono queste le tre possibili vie per una evoluzione della professione in un mercato sempre più specialistico come quello dei farmaci biologici e biotecnologici, secondo gli esperti intervenuti alla tavola rotonda "Il farmacista e il paziente in terapia con farmaci biologici e biosimilari" durante la prima giornata del convegno Farmacista Più, in corso a Milano.
Un mercato in espansione, quello e farmaci biologici e dei biosimilari, con un grande potenziale di risparmio della spesa farmaceutica e del quale il farmacista non è pienamente consapevole: sia per carenze formative, risparmiate solo alla ultimissima generazione di laureati, sia perché è escluso dal processo di distribuzione.
«Il farmaco biosimilare è ancora poco conosciuto, ma per combinare sostenibilità delle farmacie con la spesa diventa cruciale il tema della preparazione del farmacista» afferma Andrea Carmagnini, Comitato centrale Fofi.
Il farmaco biologico non viene distribuito in farmacia, se non per alcune eccezioni riguardanti per esempio le insuline e le eparine; il cliente-paziente quindi non vede nel farmacista un valido interlocutore su questo tema.
«Se l'utilizzo di questa classe di molecole è destinata a consolidarsi nel tempo» affermaDavide Petrosillopresidente Fenagifar «il farmacista dovrà necessariamente assumere un ruolo sempre più determinante anche per questi farmaci. Non è pensabile che il farmacista non abbia una visione completa del paziente e del suo percorso terapeutico, così come che le indicazioni sull'uso corretto dei medicinali, farmacovigilanza, controllo dell'aderenza e trattamento delle eventuali complicanze non siano gestite da chi, come medico e farmacista, ha una visione completa del paziente.
La formazione del farmacista, in particolare su questi temi che evolvono molto velocemente è il primo passo, ma ritengo che disporre del Fascicolo Sanitario Elettronico permetterebbe di ottimizzare il nostro ruolo. Consentirebbe di conoscere il quadro terapeutico completo del paziente in tempo reale, anche nei casi - e in particolare pazienti anziani- che essendo trattati con farmaci non dispensati dalle farmacie di comunità non sono a diretta conoscenza del farmacista. Il Fse darebbe la certezza di operare scelte corrette, di somministrare farmaci Sop senza rischio di interazione, mettendo la figura del paziente al centro».
Un quadro complicato dal fatto che il biosimilare è per definizione non è identico al biologico originatore e questo può incontrare resistenza anche da parte dei medici.
«Il farmaco biologico non è un farmaco di sintesi; la sua complessa produzione parte dallo sviluppo di organismi viventi. A differenza del generico, il biosimilare non può essere identico all'originatore: è basato su dimostrazione della biosimilarità, attraverso l'accurata comparazione diretta tra il medicinale biosimilare e quello di riferimento, per dimostrare una elevata similarità a livello di struttura chimica, funzione biologica, efficacia e sicurezza. Ma anche nella standardizzazione dei processi produttivi di molecole biosimilari, per la natura mutevole del farmaco biologico, è impossibile che vi sia una perfetta identità da lotto a lotto. Si potrebbe affermare che il biologico è il similare di sé stesso» affermaFabrizio Condorelli, Università del Piemonte Orientale.
«Nel prossimo futuro importanti molecole come inflixumab etanercept, adalimumab, trastuzumab, bevacizumab arriveranno a scadenza di brevetto, con impatto di spesa farmaceutica pari a circa 1,5 miliardi di euro» spiega Giorgio Lorenzo Colombo, farmaco-economista dell'Università di Pavia.
«Ne deriva una possibilità di riduzione dei prezzi, secondo la legge, del 20%; il resto la fa la concorrenza. Con la genericazione dei farmaci sono stati ottenuti risparmi del 70%, a riprova del fatto che il mercato farmaceutico è diventato concorrenziale. È quindi importante che il mercato cresca costantemente, che l'adozione dei biosimilari avvenga con velocità e nel modo migliore e che i risparmi ricadano sul Ssn, al fine di potere garantire le risorse per la sostenibilità, in futuro, delle spese per le terapie innovative».
«Ma non bastano i prodotti per creare un mercato» aggiunge Colombo. «Servono consapevolezza da parte dei pazienti, diffusione della cultura anche per i medici, e un lavoro di comunicazione per parlare ai pazienti con un linguaggio nuovo, anche con l'aiuto delle istituzioni» afferma Colombo.
«Non bisogna mai dimenticare che la nostra professione è al servizio del cittadino. Siamo operatori sanitari, ragionare in soli termini economici è un atteggiamento perdente. Ben venga quindi l'apertura su nuovi prodotti e la conseguente formazione del farmacista» dice Carmagnini. «Ma è necessario che anche i farmaci biologici e poi biosimilari arrivino in farmacia, tenendo conto che esistono prodotti che possono essere autosomministrati, e per i quali non sussiste la necessità della distribuzione diretta».
La farmacologia deve restare l'aspetto caratterizzante della professione di farmacista, concordano gli esperti, come figura qualificata che ha contatto diretto e a volte quotidiano con i pazienti. Per questo è fondamentale colmare i gap di conoscenza, aderendo a corsi e iniziative di formazione dedicata.
Le resistenze rispetto ai cambiamenti da farmaco originale a farmaco copia hanno origine non solo culturale ma anche generazionale. «I nuovi pazienti cronici si affidano di più al farmacista, sono meno sospettosi per esempio rispetto al cambio verso il farmaco equivalente. Il nostro ruolo diventa fondamentale per la sostenibilità del Sistema Sanitario. Penso che il dovere dei giovani farmacisti sia quello di interpretare i cambiamenti che sta attraversando la farmacia italiana, per garantire la sopravvivenza della categoria».
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