Farmaci generici, Sif: prevale pregiudizio che brand sia meglio. Position paper per sanitari e pazienti
Tanti operatori sanitari e tanti pazienti considerano ancora i farmaci equivalenti inferiori a quelli di riferimento. La causa è la mancanza di informazioni corrette
Ancora oggi troppi operatori sanitari e troppi pazienti considerano i farmaci equivalenti inferiori a quelli di riferimento in termini di efficacia e sicurezza, e questo accade per la mancanza di una corretta informazione. A sostenerlo è la Società italiana di farmacologia (Sif) che ha deciso di pubblicare un nuovo Position Paper, diffuso tramite una nota, su "I farmaci equivalenti", per un "aggiornamento continuo del cittadino come tale, come consumatore e paziente, da tutelare in ogni fase del suo approccio al farmaco".
Percorso formativo per gli studenti universitari
Prosegue la campagna di informazione ed educazione al corretto utilizzo dei farmaci della Sif che include il progetto «EquiBios-SIF» un percorso formativo, spiega la nota, per gli studenti universitari che saranno i professionisti della salute di domani (medici, farmacisti, infermieri), che serve a fare conoscere cosa sono e quali sono i percorsi regolatori che portano alla immissione in commercio dei farmaci equivalenti e biosimilari. Il paper è la "logica conseguenza di questo percorso formativo". «Non è più accettabile che su questi temi gli studenti non ricevano una informazione precisa da chi questi temi li conosce, per formazione, molto bene - afferma il Presidente Sif, Alessandro Mugelli -. Purtroppo, la nostra esperienza è che troppi operatori sanitari hanno convinzioni errate, non avendo purtroppo avuto questo tipo di informazione durante l'università».
Il Position paper
"Equivalente - spiega Sif nel suo position paper - significa quindi dimostrare che le differenze di comportamento tra i due farmaci nell'organismo [...] non sono diverse rispetto all'intervallo di variabilità ritenuto internazionalmente compatibile con la bioequivalenza e quindi con la equivalenza terapeutica". In altre parole, ribadisce Sif nella nota, "per farmaci che contengono lo stesso principio attivo nella medesima quantità, occorre dimostrare che alcuni parametri rilevanti per il profilo farmacocinetico, cioè fondamentalmente il tempo di assorbimento e la concentrazione massima raggiunta nel sangue, sono sovrapponibili". Sif precisa che "come per qualsiasi altro farmaco i controlli sugli equivalenti sono rigorosi e continui e per quei farmaci con basso indice terapeutico (antiepilettici, anticoagulanti orali, antiaritmici e altri), gli intervalli per i criteri di bioequivalenza sono più stretti". L'indice terapeutico è un parametro che individua il rapporto tra la concentrazione terapeutica e quella che causa effetti negativi, e rappresenta quindi un indicatore di sicurezza e della maneggevolezza di un trattamento farmacologico. Nel paper, Sif invita i cittadini a fidarsi delle fonti corrette: "Ancora oggi troppi operatori sanitari e troppi pazienti considerano, per mancanza di una corretta informazione, gli equivalenti come farmaci inferiori rispetto a quelli di riferimento in termini di efficacia clinica, tollerabilità e, addirittura, di qualità. Ciò, ovviamente, è del tutto falso; l'esperienza nell'uso clinico quotidiano, i dati provenienti dalla letteratura scientifica, la qualità dei percorsi autorizzativi e dei controlli da parte delle autorità regolatorie deve rassicurare sanitari e pazienti sulla loro sovrapponibilità in termini di qualità, efficacia e sicurezza".
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