Da universalità Ssn ad appropriatezza prescrittiva. Viceministro Sileri: gli obiettivi del Governo
Intervista al viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: eliminare le disuguaglianze e distribuire il servizio sanitario nazionale per raggiungere il cittadino ovunque
Dal 16 settembre di quest'anno Pierpaolo Sileri è il viceministro della Salute nel secondo Governo Conte. Nato a Roma il 25 agosto 1972, laureato in Medicina e Chirurgia, dal 2005 è specialista in Chirurgia dell'Apparato digerente. Eletto Senatore della Repubblica alle elezioni nazionali del 4 marzo 2018, è stato presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato dal 21 giugno 2018 al 12 settembre 2019. A proposito dell'iniziativa legislativa nel corso del precedente governo, Sileri è stato primo firmatario di disegni di legge in materia di insegnamento dell'educazione sanitaria nella scuola secondaria di primo e secondo grado; di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica; di riduzione dell'aliquota IVA sui prodotti di igiene intima femminile; di disposizioni per la diagnosi e la cura dell'endometriosi; per l'istituzione della giornata nazionale per l'aderenza alla terapia e di quella della salute dell'uomo. Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria delle professioni sanitarie e infine di norme in materia di titolarità e gestione delle farmacie, ma ha anche proposto l'istituzione del fondo per la non autosufficienza.
Viceministro Sileri, il ministro Roberto Speranza, che ha ereditato il dicastero di Giulia Grillo del Movimento 5 stelle come Lei, ha detto che "Questo dovrà essere il governo della lotta alle disuguaglianze, a partire dalla possibilità per tutti di accedere a cure di qualità". Si tratta di una visione che Lei si sente di sposare? Il primo punto del programma è l'eliminazione del superticket e quindi eliminare quella spesa eccessiva che alcune regioni ancora hanno associate a dei ticket per delle prestazioni che spesso costano meno del superticket stesso. Eliminare le disuguaglianze significa riuscire a offrire un servizio sanitario nazionale con un'offerta che sia equa e giusta e similarmente distribuita sul territorio nazionale e soprattutto cercare di ridurre o eliminare quelle differenze che ci sono ad esempio tra Nord e Sud.
Con Lei avevamo già parlato, durante il primo mandato di Conte, della difesa "con tutte le energie" della "universalità del sistema sanitario". Può spiegarci meglio cosa significa? Mi ricollego a quello che ha già detto il ministro Speranza. Cercare di eliminare le disuguaglianze e di distribuire il servizio sanitario nazionale quanto più in periferia possibile e raggiungere ogni cittadino ovunque. Penso ad esempio ai servizi territoriali, che per quanto sulla carta sono stati ben espressi e in alcune regioni ben sviluppati, in alcune altre regioni siamo molto molto indietro e quindi sarà necessario implementare i servizi territoriali ed efficientarli sul serio e metterli a rete con gli ospedali e quindi il centro. L'altro aspetto è pensare al servizio sanitario nazionale come un qualcosa che abbia relazione anche con altri servizi ed altri ministeri. Io non posso pensare al servizio sanitario nazionale senza pensare all'ambiente e quindi il controllo di esso, il controllo del territorio. Abbiamo visto ciò che accade nella terra dei fuochi, di ciò che accade a Taranto e in tantissime altre zone. Bisogna quindi avere contezza dei rischi ambientali, ad esempio dei rischi di sviluppo dei tumori e pensare al sistema produttivo nel momento in cui il paziente che sta bene, che rientra nel mercato del lavoro diviene produttivo. Negli anni passati si è sempre pensato che sanità uguale costo, cura del paziente uguale costo, ma poi il guadagno quando quel paziente sta bene rientra nel mondo produttivo. Se in Italia abbiamo diversi milioni di soggetti che sono guariti dal tumore e abbiamo guarigioni del tumore che sono le più alte in Europa, significa che quel paziente che sta bene, reinserito nel suo ambiente sociale e lavorativo, torna produttivo, quindi è di fatto Prodotto interno lordo, fosse anche un anziano che non sta lavorando ha una sua utilità quando ad esempio va a prendere i nipoti a scuola, sgravando le famiglie dalla babysitter, tanto per dirne una.
Quindi il concetto di sanità come va visto? Come salute e guarigione, quindi offerta del SSN come offerta attraverso ospedale e professionisti, ma anche qualcosa di sociale, perché il paziente guarito migliora la qualità della vita del suo nucleo familiare. Esempio: quante 104 (la legge quadro finalizzata ad aiutare chi è portatore di handicap, ossia chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa, ndr) vengono utilizzate in Italia per assistere soggetti che stanno male, aiutarli, portarli a fare esami? Questo ha un costo, anche sociale, rilevante.
Cosa pensa delle autonomie, tanto volute dalla Lega, in tema di sanità? L'autonomia in Sanità già esiste, abbiamo 21 servizi sanitari regionali, in realtà 19+2 con Treno e Bolzano, quindi la gestione della spesa sanitaria è già regionale con l'80-85% del budget di ogni regione usato per la Sanità. Dunque, già esiste questo concetto di regionalismo differenziato. Da parte mia, vorrei che fosse differenziato in un'altra maniera, cioè che non ci fossero le differenze fra Nord e Sud, cioè non possiamo accettare che alcune regioni rimangano indietro, anche per errori passati. Qualche esempio? Mi viene in mente la Calabria, la Campania, il Lazio. Quelle regioni che hanno avuto commissariamenti che negli ultimi dieci anni hanno comportato tagli alla spesa ma che hanno ridotto anche in qualche maniera il potenziale del SSN. Per questo credo che dovrebbe esistere un sistema di commissariamento che possa in futuro controllare ancora meglio le diverse regioni e i diversi ospedali e le diverse strutture sul territorio nazionale facendo dei commissariamenti chirurgici.
Cosa intende? Negli ultimi dieci anni abbiamo capito che il sistema del commissariamento ha fallito e fallisce sicuramente perché magari il commissario è stato lo stesso presidente della regione, ma, a mio avviso, falliscono anche se lì metti una persona super partes.
Perché? Perché in una regione non è che va tutto male. Di solito in una regione ci sono delle cose eccellenti e altre che vanno male. Se tu fai dei tagli a tutta la regione, vedi quella del personale della regione commissariata, è chiaro che da una parte migliori una condizione, dall'altra però rischi di portare quell'ospedale che funziona bene a un livello più basso. Bisogna quindi fare commissariamenti ad hoc: l'ospedale che va male lo commissari, ma se va male solo la parte economica commissari quella. Se va male un'latra sfera del servizio o un tipo di prestazione, vai lì e la aggiusti in maniera chirurgica.
Torniamo al regionalismo differenziato... A mio avviso per il SSN già ci stiamo, va migliorato, serve un monitoraggio serio, usare Organi dello Stato per correggere attraverso commissariamenti specifici e non globali.
Può darci un giudizio sul nostro Servizio sanitario nazionale? Penso che funzioni e pure bene, abbiamo dei dati magnifici in Italia, il nostro sistema non credo che ci sia in nessun'altra parte del mondo, bisogna renderlo più semplice, anche dal punto di vista prescrittivo. Secondo me, ad esempio, se le regioni che hanno ancora il superticket investono dei soldi nel migliorare l'appropriatezza prescrittiva, da quella si possono generare risorse per eliminare il superticket. Faccio un esempio: un paziente nell'arco dell'anno non può fare tre o quattro volte lo stesso esame se non serve. Serve dunque appropriatezza prescrittiva, serve che quell'esame venga fatto solo se davvero è necessario, altrimenti ci sarà un bacino di pazienti a cui magari è necessario, che rimane fuori.
Si tratta di puntare sulla formazione? Sì, per individuare quelle categorie che hanno davvero bisogno di quell'esame e segnare quell'esame solo in determinate circostanze. Così si evitano un sacco di sprechi.
Come si può recuperare l'appropriatezza prescrittiva? Prima di tutto difendendo i medici. I medici oggi sono attaccati quotidianamente, è necessario ristabilire il rapporto medico-paziente e dare fiducia ai pazienti che il medico sta lì per aiutarli, ma anche difendere il medico, anche da attacchi che sfociano in illeciti penali e civili. Se il medico si sente sotto attacco è ovvio che la medicina difensiva aumenta di volume. Oggi per fare una diagnosi di appendicite, "per paura che", è più facile richiedere una tac piuttosto che magari fare una diagnosi come ai vecchi tempi mettendo una mano sul paziente. Ecco che la tac ha un costo superiore. In sostanza, si chiedono più esami per difendersi.
Maria Elena Capitanio
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