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Politica e Sanità

18 Novembre 2019

Farmaci equivalenti, comunicazione fondamentale: chiamarli generici trasmette idea di sottomarca


Fondamentale avviare una comunicazione chiara sui farmaci equivalenti che possono generare una diminuzione della spesa sanitaria

Prezzi più bassi, confezioni differenti, bioequivalenza, possono trasmettere al cittadino il messaggio sbagliato che la qualità di un farmaco equivalente sia più bassa del farmaco di marca: una comunicazione chiara è fondamentale come pure smettere di usare il termine "generico" per indicare un farmaco equivalente.
Questo uno dei temi emersi nel corso della giornata di confronto, "Farmaci equivalenti in Sicilia per la sostenibilità del sistema sanitario regionale", svoltasi a Catania nella sede di Federfarma che ha visto la partecipazione di farmacisti e medici.
La discussione si è concentrata sulla promozione dell'uso di farmaci equivalenti per generare una diminuzione della spesa sanitaria. Un obiettivo che si può raggiungere solo diffondendo la "cultura" del farmaco equivalente tra i cittadini, offrendo informazioni corrette e comprensibili.
«Una comunicazione chiara - afferma Gioacchino Nicolosi, presidente di Federfarma Sicilia - è fondamentale. Chiamare "generico" il farmaco equivalente era sbagliato, trasmetteva l'idea di una sottomarca. Cambiando la terminologia è cambiata anche la percezione. È basilare, nel rapporto con il cittadino, spiegare bene l'attività del farmaco, la sua effettiva equivalenza e i risparmi connessi. È chiaro che molto cambia in funzione dell'interlocutore, i giovani e le donne sino ai 40 anni sono molto più propensi al cambiamento e aperti alle novità; gli anziani sono più diffidenti, specialmente se hanno particolari patologie, e talvolta basta modificare il colore della confezione per generare confusione. Il lavoro, per essere efficace, va svolto sinergicamente tra farmacista e medico: ciò produce un risparmio per il sistema sanitario, ma anche per lo stesso cittadino».

Prezzi più bassi, confezioni differenti e bioequivalenza, possono trasmettere il messaggio sbagliato che la qualità di un farmaco equivalente sia più bassa. Per questo l'informazione diventa il nodo su cui insistere, come sottolinea Giacomo Caudo, presidente nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale: «Il rapporto medico-paziente è fondamentale per potere garantire l'aderenza terapeutica. Scardinare l'idea che il farmaco non di marca sia un farmaco di serie B è alla base dei chiarimenti da dare al paziente. Fattori culturali, diffidenze e sinergie fra medici e farmacisti sono alcuni dei punti affrontati. Questa è la strada da percorrere per fare risparmiare il sistema Sanità, che così può reinvestire risorse in prestazioni migliori da dare alla popolazione».
Un concetto rimarcato anche da Luigi Spicola, presidente di Simg Sicilia, che nel parlare del ruolo dei medici di famiglia afferma: «Siamo convinti che i farmaci equivalenti abbiano pari bontà ed efficacia, quindi quando li prescriviamo lo facciamo con assoluta fiducia e la certezza di dare al nostro paziente un farmaco che svolgerà pienamente il suo ruolo al pari dei farmaci brand».

La media nazionale di utilizzo del farmaco equivalente è del 30%, in Sicilia è del 20%, entrambe molto al di sotto della media europea che si attesta sul 50%. «In Italia - spiega Umberto Comberiati, senior director business Unit Generics, Otc e Portofolio di Teva Italia - l'utilizzo del farmaco equivalente è ben al di sotto degli standard europei. Abbiamo deciso di aprire un confronto con le istituzioni, la classe medica e i farmacisti in Sicilia perché siamo certi di poter aiutare il sistema sanitario regionale e nazionale ad essere più sostenibile e allo stesso tempo per divulgare la cultura sul farmaco equivalente».

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