Farmaci e dintorni
17 Novembre 2011I farmaci per la stimolazione ovarica usati dalle donne sopra i 35 anni che si sottopongono ad alcune tecniche di procreazione medicalmente assistita possono danneggiare l''embrione e aumentare il rischio di avere un figlio con la sindrome di Down. Sono i risultati dello studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici che ha esaminato 34 coppie, rilevando anomalie nei cromosomi delle donne che avevano utilizzato ormoni sintetici per favorire l''ovulazione all’età di 35 anni o più. Il difetto principalmente riscontrato è l''anomalia del cromosoma 21 che è all''origine della sindrome di Down. I ricercatori, che hanno presentato i risultati nel congresso annuale della Società europea di embriologia e riproduzione umana, non sono ancora in grado di quantificare con esattezza il rischio. Sostengono però, che, oltre alla sindrome di Down, tali farmaci possono favorire anche altre malattie genetiche. In passato i danni al materiale genetico veniva sempre attribuito all''età nelle gravidanze intraprese in donne non più giovanissime, ma la responsabilità potrebbe essere invece nei farmaci usati per liberare il maggior numero di ovociti ed effettuare la fertilizzazione in vitro. «Abbiamo notato negli ovuli sottoposti alla fertilizzazione in provetta fino a 7 anomalie cromosomiche», ha detto il responsabile del progetto, Andrew Handyside: «sembra molto indicativo che la causa sia negli ormoni utilizzati per la stimolazione ovarica, ma ulteriori approfondimenti sono necessari per confermare il sospetto».
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