Farmaci e dintorni
30 Novembre 2011Con la diffusione e la promozione di servizi di genomica personalizzata, cui ci si può sottoporsi senza assistenza medica, si rischia di creare l’illusione nei cittadini di poter prevenire una o più specifiche patologie semplicemente grazie a un test genetico che ne rivela la predisposizione individuale. Lo sostiene una ricerca pubblicata su un numero speciale di Jcom (Journal of Science Communication), della Sissa (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste e coordinata da Alessandro Delfanti. Da tempo, per esempio, è possibile raccogliere in uno stick un campione della propria saliva per avere, grazie a un test a distanza, informazioni sul rischio di ammalarsi, e di cosa, nel corso della vita. Il fenomeno, che risente delle incisive strategie di marketing, mira spesso a far leva sull''idea di avere un controllo maggiore sulla propria salute, senza passare per il circuito sanitario. La ricerca mette in guardia proprio coloro che pensano, sottoponendosi a un banale esame, di poter in qualche modo predire il proprio stato di salute. Ci sono, per esempio, test ad ampio raggio pubblicizzati come esami in grado di effettuare lo screening su 200 malattie diverse. Da distinguere da test più affidabili come quelli che analizzando la possibilità della mutazione di un gene e che indicano la predisposizione a una patologia in particolare. La diffusione dei test è molto ampia negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e nel Nord Europa; meno in Italia dove le norme che regolamentano il settore sono più severe. L’analisi delle strategie di 40 aziende ha tracciato un vasto panorama, da offerte divertenti che riguardano la sfera sentimentali ad altre improbabili, che promettono di predefinire le capacità sportive o come curarsi la pelle in vista di una futura probabile affezione.
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