Farmaci e dintorni
30 Novembre 2011La scelta fatta dal National institute for health and clinical excellence (Nice) nei confronti dell’ipilimumab (Farmacista33, 18 ottobre 2011) ha destato un dibattito che probabilmente si ripeterà in altri paesi che devono fare i conti con le disponibilità delle risorse economiche sempre più ridotte, compresa l''Italia. Il farmaco, che ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza di circa 4 mesi di pazienti con melanoma metastatico, precedentemente trattati con altre terapie, ha un costo annuo di 84 mila euro ed è sulla rimborsabilità che i pareri sono diversi. «In Germania lo si è adottato per un anno, e solo dopo si deciderà se rimborsarlo» spiega Marco Venturini, presidente eletto dell''Associazione di oncologia medica (Aiom) «in Gran Bretagna invece si decide sulla base del rapporto fra costi e anni di vita guadagnati aggiustati per qualità (Qaly): sopra le 50 mila sterline per anno lo si scarta. Da noi l''Aifa, che sta valutando ipilimumab, adotta un atteggiamento secondo me migliore, con un meccanismo di cost sharing per cui lo Stato paga solo per i pazienti che hanno benefici dal trattamento». Ma il sistema italiano, afferma Venturini, anche se virtuoso potrebbe non essere sostenibile a lungo: «È probabile che anche così i costi siano troppo alti» spiega «io, però, non sono d''accordo con l''atteggiamento britannico: quattro mesi per un paziente sono importantissimi, e negando la rimborsabilità arriveremmo a una situazione in cui ha accesso alla molecola solo chi se lo può permettere, come negli Usa. Questo discorso va inserito in un quadro più generale, dove si valutano tutti gli aspetti della malattia, dalla diagnostica alla chirurgia, trovando gli sprechi». Un plauso al sistema britannico viene invece da Walter Ricciardi, presidente della Società europea di sanità pubblica: «Questo è il tipo di valutazioni che dovremmo fare anche noi» afferma «che porterebbero molto spesso a non introdurre farmaci che non vale la pena utilizzare risparmiando risorse che possono essere usate per salvare vite in altri modi».
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