Farmaci e dintorni
13 Settembre 2012È necessario prestare attenzione all’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) nei pazienti che hanno già avuto un infarto, poiché, secondo una ricerca svedese, aumentano sia il rischio di morte sia quello di avere un secondo attacco cardiaco nell’arco di cinque anni. Il dato emerge da un lavoro del Copenaghen university hospital pubblicato sulla rivista Circulation, i ricercatori hanno studiato circa 100 mila persone sopra i 30 anni che avevano avuto un primo attacco di cuore tra il 1997 e il 2009, a metà delle quali dopo l''infarto era stato prescritto almeno una volta un Fans, in particolare, rofecoxib, celecoxib, ibuprofene, diclofenac e naprossene. Nel follow up di cinque anni è stato stimato che, rispetto a chi non aveva assunto Fans, il rischio di morte aumentava del 59% dopo il primo anno dall''infarto e del 63% al termine del periodo di osservazione. Aumentava anche la probabilità di incorrere in un altro attacco di cuore o di sviluppare una malattia coronarica: del 30% dopo il primo anno e del 41% dopo cinque. I risultati non venivano modificati da fattori confondenti come età, reddito, comorbidità e altri farmaci assunti. Secondo Marie Schjerning Olsen, che ha guidato la ricerca, la disponibilità come farmaci da banco di alcune di queste molecole, è preoccupante e andrebbe riconsiderata per limitarne l''uso. «Permettere la vendita di un farmaco senza ricetta» ha commentato la ricercatrice «viene percepito dal pubblico come un forte segnale di sicurezza, mentre in questo caso può essere sbagliato». E aggiunge: «È importante far passare il messaggio che per i pazienti con malattie cardiovascolari, i Fans sono dannosi anche diversi anni dopo un attacco di cuore». Va fatto notare che lo studio non ha riguardato l''aspirina, che è spesso raccomandata dai medici ai sopravvissuti a un infarto
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