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Farmaci e dintorni

01 Febbraio 2013

Gli antidepressivi hanno un effetto modesto sul Qt


Alcuni antidepressivi appartenenti alla classe degli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (Ssri) possono dare luogo a un modesto prolungamento all''Ecg dell’intervallo Qt, fattore di rischio per l’aritmia ventricolare, secondo quanto è emerso da uno studio americano teso a esplorare questo legame. In particolare l’analisi riguarda il citalopram e altri antidepressivi dal profilo farmacologico simile. Lo studio osservazionale trasversale, condotto da Victor M Castro e pubblicato su British medical journal, ha utilizzato i dati registrati nelle cartelle cliniche elettroniche, le prescrizioni mediche e i risultati dell’elettrocardiogramma, per analizzare la relazione tra uso di antidepressivi, la loro dose e l''intervallo QT. Il metadone, noto per la sua capacità di aumentare il Qt, è stato utilizzato come controllo per dimostrare la sensibilità della valutazione. I 38.397 partecipanti sono stati seguiti con elettrocardiogrammi effettuati dopo la prescrizione di antidepressivi o metadone, in un periodo compreso tra febbraio 1990 e agosto 2011. Sono state prese in considerazione anche le caratteristiche cliniche e sociodemografiche note per influenzare l''intervallo Qt, come età, sesso, etnia, storia clinica della depressione, eventuali episodi pregressi di infarto del miocardio o di aritmia ventricolare, ipertensione, iperlipidemia e comorbidità. L’associazione tra un prolungamento del Qt e l’assunzione di antidepressivi in funzione della dose è stata osservata per citalopram, escitalopram e amitriptilina, ma non per altri antidepressivi esaminati. Un’associazione tra farmaco e riduzione del QT è stata identificata con l’assunzione di bupropione. Questo studio conferma quindi un modesto prolungamento dell’intervallo Qt. «Tuttavia» sottolineano i ricercatori «per la maggior parte dei pazienti i benefici ottenuti dal trattamento di ansia e depressione superano i rischi incorsi con l''aumento modesto del QT, che può essere tenuto sotto controllo grazie agli esami e alle cartelle cliniche elettroniche». Studi di farmacovigilanza che sfruttino le cartelle cliniche elettroniche potrebbero fornire, infatti, un valido strumento per identificare potenziali rischi associati a trattamenti con antidepressivi.

BMJ 2013;346:f288

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