Farmaci e dintorni
14 Giugno 2013L''aumento di rischio di pancreatite e cancro pancreatico associato all''uso dei farmaci antidiabetici incretino-mimetici è stato minimizzato colpevolmente dall''industria: a dirlo è un’inchiesta-denuncia pubblicata sul British medical journal da Deborah Cohen, responsabile della redazione investigativa del settimanale medico britannico. Cohen ha riepilogato numerosi aspetti di una vicenda che nelle ultime settimane ha anche animato un acceso dibattito sulle pagine di Diabetes Care. In Italia, anche la stessa Agenzia italiana del farmaco (Aifa) dichiara, in un comunicato, di seguire da vicino questa inchiesta, rivendica «le cautele espresse nell''ultimo anno dall''Aifa nell''allargare indiscriminatamente la prescrivibilità di questa classe di farmaci» e raccomanda «un attento monitoraggio di sicurezza». «Presi da soli» scrive Cohen «gli elementi singoli di scoperte non pubblicate potrebbero sembrare poco significativi, aumenti di dimensione e modificazioni anomale nel pancreas degli animali, aumenti di concentrazione degli enzimi pancreatici nell''uomo, report di neoplasie tiroidee e pancreatiti nei primi trial clinici, ma quando vengono considerati insieme a tutte le prove che stanno emergendo fanno emergere un''immagine più preoccupante, che solleva gravi interrogativi sulla sicurezza di questa classe di farmaci. «Dovremmo preoccuparcene?» chiede retoricamente Edwin Gale, che insegna diabetologia al Southmead hospital di Bristol, in un editoriale. «Eccome se dobbiamo» si risponde. Gli fanno eco l''editor in chief del Bmj Fiona Godlee, e gli autori di un secondo editoriale della rivista: «Insomma, ci sono molti segnali preoccupanti di effetti indesiderati per il pancreas delle terapie a base di incretina, ma mancano studi controllati» concludono Thorvardur Halfdanarson e Rahul Pannala della Mayo clinic di Scottsdale in Arizona. «Il lungo corso naturale dei tumori pancreatici comporta che occorreranno molti anni per placare queste controversie. In aggiunta alla prosecuzione della farmacovigilanza, occorrono studi meccanicistici per valutare gli effetti trofici e infiammatori di questi farmaci. Nel frattempo, i medici dovrebbero avere una discussione onesta con i loro pazienti sulla possibilità di questi effetti avversi prima di iniziare la terapia».
BMJ 2013;346:f3680
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