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Farmaci e dintorni

13 Novembre 2013

Studio italiano assolve le incretine: non causano pancreatite


Non vi sono aumenti di rischio significativi per chi ha fatto uso di incretine nei 6 mesi precedenti al ricovero per pancreatite acuta. Lo dimostra uno studio online su Lancet Diabetes & Endocrinology effettuato sui database della Regione Piemonte che ha analizzato, primo in Europa, con il metodo del nest case control, 1.003 pancreatiti occorse dal 2008 al giugno 2013 nei 280mila pazienti piemontesi in trattamento per diabete di tipo 2 dal Ssn, dopo aver controllato per i fattori confondenti di rischio classici dell’evento pancreatico. Rispetto a precedenti analisi, il punto di forza di questo lavoro - realizzato dal gruppo guidato da Carlo B. Giorda, direttore Unità diabete e malattie metaboliche Asl 5 Torino e presidente della Fondazione Associazione medici diabetologi (Amd) – sta nel fatto che è stato condotto su una popolazione del mondo reale, includendo tutte le incretine in uso in Italia. «Per le pancreatiti acute, prima d''ora, presunti aumenti del rischio sono emersi solo da casi isolati e da segnalazioni di farmacovigilanza non controllate di medici, mentre ben 6 su 7 studi osservazionali effettuati su banche dati di assicurazioni mediche Usa hanno escluso un link tra incretine e pancreatiti» spiega Giorda.  Eppure «nel giugno di quest’anno il Bmj, con un editoriale di Deborah Cohen, lanciava alla comunità medica un messaggio molto allarmante circa l''incidenza di pancreatiti e cancro nei soggetti trattati con incretine, sostenendo per di più che alcuni dati fondamentali erano stati occultati e mai pubblicati. Tale è stato l''impatto di quello scoop che l''Ema qualche settimana dopo ha dovuto prendere posizione segnalando che l’attenzione al problema doveva essere massima ma che in realtà non vi erano dati conclusivi». Con i risultati dello studio attuale «anche volendo essere cauti e riconoscere che la potenza statistica dello studio non esclude del tutto che vi possano essere aumenti minimi del rischio, certamente si può affermare che aumenti di 30 volte delle pancreatiti come riportato dal Bmj e altri è un dato assolutamente fuori dalla realtà». «La discussione sulla pericolosità di questa categoria di farmaci si trascina da molti mesi, in Italia più che all’estero» commenta Antonio Ceriello, presidente Amd. «Spero che questi dati rassicuranti chiudano per sempre la questione».

Arturo Zenorini

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