Farmaci e dintorni
22 Novembre 2013Sulla base dei dati epidemiologici disponibili, non risulta che gli edulcoranti a basso contenuto calorico, e in particolare l’aspartame, aumentino il rischio di neoplasie ematopoietiche (linfoma di Hodgkin, mieloma multiplo, leucemie), tumori solidi (cerebrali, mammari, prostatici, ovarici, endometriali, renali, gastrointestinali e del tratto aerodigestivo superiore), eventi cardiovascolari, parti prematuri. È quanto emerge da una review italiana, pubblicata su Food and chemical toxicology, i cui risultati sono stati esposti all’incontro “La sicurezza d''impiego dei dolcificanti non calorici”, organizzato dalla Nutrition foundation of Italy a Milano. Per giungere a tali conclusioni gli autori, tra i quali la tossicologa Marina Marinovich, del dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’università di Milano, e Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Istituto di Ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano, hanno esaminato circa 80 studi - pubblicati tra il gennaio 1990 e il novembre 2012 - che avevano analizzato l’eventuale associazione tra consumo di aspartame e la manifestazione di condizioni avverse di salute, quali appunto cancro e malattie vascolari. «Da 20 anni nel nostro Istituto analizziamo il possibile legame tra tumori solidi e dolcificanti e il risultato è stato che tutti i rischi sono vicini all''unità, ossia non esistono evidenze scientifiche che dimostrino un''associazione di questo tipo» ha detto La Vecchia. Nell’attuale revisione sono state incluse ricerche internazionali focalizzate su neoplasie ematopoietiche «e anche qui non si sono riscontrate evidenze». I ricercatori hanno esaminato anche gli studi di tossicità. «Innanzitutto» ha fatto notare Marinovich «gli studi tossicologici su topi e ratti che avevano rilevato effetti avversi sulla salute, come leucemie e cancro al fegato, presentano evidenti limiti, riguardanti la loro metodologia e replicabilità, che ne indebolivano fortemente il significato scientifico». Inoltre, «molti altri alimenti, per esempio i succhi di frutta e il latte scremato, contengono livelli più elevati dei metaboliti dell’aspartame rispetto a quelli che si trovano negli alimenti e nelle bevande contenenti aspartame».
Arturo Zenorini
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