Farmaci e dintorni
20 Gennaio 2014Secondo uno studio su Bmj, nei nati da madri che in tarda gravidanza assumevano antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina (Ssri), aumenta il rischio di ipertensione polmonare persistente. «Il rischio è basso, ma le donne incinte che vorrebbero assumere Ssri o che li stanno usando vanno informate di questa possibile evenienza, che in genere può essere curata con successo» ha spiegato Sophie Grigoriadis, direttore della Women’s mood and anxiety clinic al Sunnybrook health sciences centre di Toronto, Canada, sottolineando che il trattamento della depressione in gravidanza deve considerare tutti i rischi per madre e nascituro. «Un potenziale effetto negativo è l''ipertensione polmonare persistente del neonato (Pphn), un’elevata pressione sanguigna che si verifica nei polmoni dopo la nascita e che porta a difficoltà respiratorie» prosegue la ricercatrice. «La condizione è rara ma può essere grave, specie se associata ad altre malattie» puntualizza Grigoriadis, che assieme ai colleghi ha effettuato una metanalisi delle indagini svolte sull’uso di antidepressivi in gravidanza e Pphn. «A tale scopo abbiamo esaminato i risultati di sette studi sull’argomento, scoprendo che l’analisi era possibile solo per gli Ssri, a causa della mancanza di dati sulle altre classi di farmaci contro la depressione». Dai risultati è emerso un piccolo ma significativo aumento del rischio di Pphn nei neonati esposti a Ssri in gravidanza avanzata, ma non nelle prime fasi della gestazione. L’incremento di rischio è minimo, e si stima di dover trattare con Ssri 286-351 gravide per vedere un caso in più di Pphn. «Saranno necessari ulteriori studi per verificare se altre classi di antidepressivi hanno analoghe associazioni, e valutare il ruolo di possibili fattori di rischio quali il cesareo, l''obesità e il parto pretermine» hanno concluso gli autori.
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