Farmaci e dintorni
14 Marzo 2014Le donne con tumore al seno con elevati livelli ematici vitamina D hanno una probabilità di sopravvivenza doppia rispetto a chi ha valori più bassi. Lo dimostra una ricerca coordinata da Cedric F. Garland, della University of California, San Diego, una meta-analisi di cinque studi che ha coinvolto complessivamente 4.443 pazienti e ne ha rilevato la mortalità lungo un follow-up medio di dieci anni, suddividendo il campione in quintili in base alla concentrazione di 25-OH-vitamina D. Tra le donne appartenenti al quintile con una maggiore concentrazione di vitamina, la mortalità è stata inferiore del 44% rispetto a quelle del quintile inferiore.
«Se i livelli di vitamina D si riducono, - spiega Garland – le cellule epiteliali del seno non aderiscono l’una all’altra e quando una cellula non è strettamente aderente a quelle adiacenti va incontro a una mitosi più rapida. Le cellule che si riproducono più velocemente possono produrre cloni cancerogeni in grado di penetrare la membrana basale. Se la deficienza di vitamina D continua, queste cellule possono finire nel circuito linfatico, produrre metastasi in diversi distretti corporei e uccidere la paziente». Secondo Garland i medici dovrebbero dunque misurare i livelli di 25(OH)D nelle pazienti con tumore al seno e, se c’è una carenza, iniziare immediatamente una somministrazione giornaliera di 40.000 IU per arrivare a valori ematici dai 40 ai 60 ng/ml. È altrettanto cruciale rilevare il calcio sierico, che dovrebbe essere tra gli 8,5 e i 10,2 mg/dl. Anche su altri fronti dell''oncologia si registrano dati analoghi: Adam B. Murphy, della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, commenta che in base alla sua esperienza «la deficienza di vitamina D si associa a forme aggressive di tumore prostatico». Ma entrambi i ricercatori consigliano prudenza, anche alla luce di una recente revisione della letteratura che indica l’abbassamento dei livelli di vitamina D non come causa bensì come effetto di diverse condizioni patologiche.
Renato Torlaschi
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