Farmaci e dintorni
14 Aprile 2014Studio di fase II riguardante l''impiego di un farmaco sperimentale, un inibitore della polimerasi appartenente alla classe degli analoghi nucleotidici (Sof): sofosbuvir. I nuovi risultati sono esposti in questi giorni, a Londra, al 49° Meeting annuale dell''Associazione europea per lo studio del fegato (Easl). Vediamo in breve i dati, tenendo conto che il report si basa su dichiarazioni previsionali.
L''indagine è l''Electron2, sperimentazione ancora in corso, che valuta una combinazione a dose fissa in mono-somministrazione giornaliera di Sof e dell''inibitore della Ns5a ledipasvir (Ldv), con e senza ribavirina, due volte al giorno nei pazienti infetti dal virus epatitico C (Hcv). Si osserva che tutti i pazienti, portatori del genotipo 3, e naive al trattamento, raggiungono una risposta virologica sostenuta dopo 12 settimane (Svr12) dal completamento della terapia Ldv/Sof più ribavirina. Mentre il 64% ha ottenuto la stessa risposta con questo regime ma senza ribavirina. In caso di infezione di genotipo 1, in assenza di risposta al precedente trattamento con Sof e ribavirina, il 100% ha raggiunto la Svr12 con Ldv/Sof più ribavirina. Inoltre, il 65% dei pazienti con infezione da genotipo 1 e cirrosi scompensata, o di classe B Child-Turcotte-Pugh, che hanno ricevuto Ldv/Sof senza ribavirina per 12 settimane ha raggiunto la Svr12.
«I dati di Electron2 suggeriscono che un regime completamente orale di Ldv/Sof più ribavirina abbia il potenziale di fornire elevati tassi di guarigione per i pazienti con genotipo 3 in appena 12 settimane, la metà della durata degli attuali trattamenti completamente orali», ha affermato Edward Gane, dell''Auckland city hospital e ricercatore principale dello studio Electron2. «Questi risultati suggeriscono inoltre che Ldv/Sof potrebbe essere un regime terapeutico efficace per i pazienti con infezione da Hcv di genotipo 1 che non hanno risposto a un precedente regime a base di sofosbuvir e quelli con malattia epatica in stadio avanzato, compresa la cirrosi scompensata». Un altro studio, presentato a Londra, ha dimostrato il potenziale terapeutico della combinazione costituita da sofosbuvir e un nuovo inibitore pangenotipico della Ns5a.
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