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Farmaci e dintorni

01 Ottobre 2014

Antibiotici in infezioni comuni falliscono sempre di più


Dal 1991 al 2012, in più di una caso su 10, l'uso come opzione di prima linea di antibiotici in monoterapia per infezioni comuni è stata un fallimento terapeutico. Sono le conclusioni di uno studio pubblicato sul British Medical Journal, che mostra anche come questi insuccessi siano aumentati negli anni più recenti. I ricercatori hanno preso in esame quasi 11 milioni di prescrizioni di antibiotici per quattro infezioni comuni utilizzando i dati del Clinical practice research datalink del Regno Unito e hanno scoperto che nel 1991 gli antibiotici non hanno avuto successo nel 13,9% dei casi, percentuale salita al 15,4% nel 2012. I fallimenti si sono verificati più spesso nel caso di prescrizione per infezioni del tratto respiratorio inferiore (16,9%), mentre nelle infezioni del tratto respiratorio superiore sono stati il 12,0%, nelle infezioni della pelle e dei tessuti molli il 12,8% e nell'otite media acuta il 13,9%. Mentre per gli antibiotici più comunemente prescritti (amoxicillina, fenossimetilpenicillina e flucloxacillina) i tassi di fallimento si sono mantenuti al di sotto del 20%, notevoli aumenti sono stati osservati per il trimetoprim nel trattamento delle infezioni del tratto respiratorio superiore (dal 29,2% nel periodo dal 1991 al 1995 al 70,1% tra il 2008 e il 2012), per la ciprofloxacina (dal 22,3% nel 1991-1995 al 30,8% nel 2008-12) e la cefalexina (dal 22,0% nel 1991-1995 al 30,8% nel 2008-12), nel trattamento delle infezioni alla basse vie respiratorie. Le percentuali di fallimento per le penicilline ad ampio spettro, macrolidi e flucloxacillina sono rimasti sostanzialmente stabili. Secondo gli autori, «i medici di medicina generale potrebbero svolgere un ruolo centrale nel contribuire a contenere questo aumento dei casi di fallimento del trattamento antibiotico, gestendo le aspettative dei pazienti e considerando attentamente se ogni prescrizione sia giustificata; una volta presa la decisione di prescrivere un antibiotico, la scelta dovrebbe seguire le linee guida vigenti in materia di trattamenti di prima linea».

Renato Torlaschi

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