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Farmaci e dintorni

12 Novembre 2014

Allergia agli antibiotici, meno diffusa di quanto indicato dai pazienti


L'allergia agli antibiotici potrebbe essere molto meno comune di quanto si pensi: lo indica uno studio presentato qualche giorno fa al meeting scientifico annuale dell'American college of allergy, asthma and immunology. Thanai Pongdee, un allergologo della Mayo clinic di Jacksonville, in Florida, ha controllato 384 pazienti che si sono presentati all'ospedale sostenendo di essere allergici alla penicillina, ma i test hanno dimostrato che ben il 94% di loro si sbagliava. «Questo risultato» sostiene Pongdee «ha un impatto significativo sul comportamento dei medici e nella prescrizione di antibiotici prima di interventi chirurgici per ridurre le probabilità di contrarre infezioni. Quando un paziente dice al proprio medico curante di essere allergico alla penicillina, l'antibiotico più comune, questa viene sostituita da altri farmaci e queste alternative potrebbero essere più tossiche, costose e meno efficaci». L'autore dello studio suggerisce che generalmente i pazienti ritengono di essere allergici per aver subito in passato reazioni sfavorevoli come orticaria, gonfiori, difficoltà di respirazione e anafilassi. «Molte persone, dopo aver sperimentato reazioni minori alla penicillina, ritengono di essere allergici senza che questo sia mai stato accertato clinicamente; ancora più comune è il fatto che in passato ci sia stata effettivamente un'allergia, poi scomparsa col tempo». Pongdee raccomanda dunque di effettuare un test alle persone che ritengono di essere allergiche prima di escludere la somministrazione di penicillina, che resta un farmaco di prima scelta in diverse situazioni cliniche. L'allergologo intende inoltre condurre un approfondimento dello studio per verificare le implicazioni economiche dell'utilizzo di farmaci alternativi, in particolare di vancomicina, levofloxacina e clindamicina che, come fa notare, «possono avere percentuali maggiori di effetti avversi rispetto a penicillina o cefalosporine».

Renato Torlaschi

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