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Farmaci e dintorni

02 Marzo 2015

Fans negli infartuati in terapia antitrombotica aumentano rischio di sanguinamento


Nei pazienti in terapia antitrombotica dopo un attacco di cuore, l'uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) si associa a un aumentato rischio emorragico, di eventi cerebrovascolari acuti e morte cardiovascolare anche dopo un trattamento a breve termine. Ecco, in sintesi, quanto emerge da uno studio pubblicato su Jama e coordinato da Anne-Marie Schjerning Olsen del Copenhagen university hospital a Hellerup in Danimarca. «Le attuali linee guida raccomandano che ai pazienti colpiti da infarto miocardico deve essere prescritta per i primi 12 mesi una terapia antitrombotica doppia con aspirina e clopidogrel, seguita da un solo farmaco» esordisce l'autrice, precisando che sebbene le probabilità di sanguinamento da antitrombotici aumentino con tutti i Fans, alcuni di essi come l'ibuprofene possono ostacolare l'effetto antiaggregante dell'aspirina aumentando il rischio cardio- e cerebrovascolare. Così Schjerning Olsen e colleghi hanno esaminato il rischio di eventi acuti tra i pazienti con pregresso infarto miocardico trattati usando i dati dei registri nazionali danesi tra il 2002 e il 2011 relativi a 61.971 pazienti di età media 68 anni trattati con antitrombotici, di cui il 34% ha avuto almeno una prescrizione di Fans. E l'analisi dei dati indica che questi ultimi raddoppiano il rischio di sanguinamento e aumentano quello cardiovascolare, indipendentemente dal trattamento antitrombotico in corso, dal tipo di Fans utilizzato o dalla durata della sua assunzione. E in un editoriale David Moliterno della University of Kentucky a Lexington, commenta: «L'evidenza disponibile ci ricorda che i Fans possono favorire una qualità di vita soddisfacente, ma sottolinea che tra i pazienti con infarto miocardico recente il loro uso rischia di scatenare significativi sanguinamenti e di aumentare il rischio ischemico». E conclude: «Dato che lo studio ha monitorato solo i Fans assunti mediante prescrizione, è possibile che l'effetto sia ancora maggiore nei paesi, tra cui gli Stati Uniti, dove gli antinfiammatori non steroidei sono ampiamente disponibili come farmaci da banco».

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