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Farmaci e dintorni

17 Marzo 2015

Celiachia, sono almeno quattro i farmaci promettenti


«Attualmente per la malattia celiaca c'è solo un trattamento noto per essere efficace: la dieta priva di glutine. Eppure di recente si stanno sviluppando rapidamente nuovi approcci terapeutici, diversi farmaci si trovano in trial di fase II e appaiono promettenti». Così esordisce Joseph A. Murray, della divisione di Gastroenterologia ed Epatologia della Mayo Clinic di Rochester (Usa), coautore di una review che descrive lo stato dell'arte della ricerca in questo campo. Nel complesso ci sono 8 linee di sviluppo, in fase più o meno avanzata di sperimentazione: tre sono ancora in fase preclinica, una è al termine della fase I, un'altra si affaccia alla fase II dove si trovano già pronte a entrare in fase III altre 2 pipeline. Analizziamo le strategie più vicine a un possibile traguardo. ALV003, attualmente in fase IIb, è il candidato più accreditato e in più avanzata fase di sviluppo per il trattamento della malattia celiaca. È una miscela somministrata per os di due proteasi ricombinanti specifiche per il glutine, una cistina proteasi e una prolil endopeptidasi che hanno dimostrato in vitro di degradare il glutine, scomponendolo in prodotti più piccoli e non dannosi. Risultati bioptici interessanti in fase IIa hanno indotto a procedere con l'attuale fase IIb in corso, volta a valutare sicurezza ed efficacia di ALV003 in 500 celiaci in Usa, Canada ed Europa. Un'altra strategia promettente è quella perseguita con larazotide acetato (AT-10019), un regolatore delle giunzioni strette. Si ritiene che la celiachia sia accompagni a un aumento della permeabilità paracellulare con attivazione di una cascata infiammatoria nell'intestino, controllata dalle giunzioni strette: il farmaco renderebbe la mucosa enterica meno permeabile, prevenendo il passaggio di sostanze tossiche negli strati più interni. Dietro queste due linee più avanzate c'è il vaccino Nexvax2 che combina tre peptidi volti a riprogrammare i linfociti T, restaurare un'immunotolleranza al glutine e ridurre l'infiammazione dei villi deputati all'assorbimento dei nutrienti, riportando l'intestino a una condizione di salute e il paziente a una dieta normale. Quasi in fase 2, infine, BL-7010: un polimero ad alto peso molecolare non assorbibile con alta affinità per le gliadine (i peptidi immunogeni presenti nel glutine in grado di causare la celiachia). Studi inziali dimostrano che questa molecola previene il danno all'intestino tenue, aiuta a preservare l'integrità della mucosa intestinale e riduce l'infiammazione.

Arturo Zenorini

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