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Farmaci e dintorni

13 Maggio 2015

Farmaci psicoattivi: pareri contrastanti riguardo a danni e benefici


Vantaggi esagerati e danni sottovalutati a causa di studi di scarsa qualità. Ecco il bilancio sugli psicofarmaci secondo il parere pubblicato sul British medical journal da Peter Gøtzsche, e direttore del Nordic cochrane Centre in Danimarca. Diversa, invece, è l'opinione di Allan Young, che si occupa di disturbi dell'umore al King college di Londra, secondo cui le ricerche svolte ne supportano l'uso. «Più di mezzo milione di persone sopra i 65 anni muore ogni anno nel mondo occidentale a causa degli psicofarmaci, che dovrebbero avere benefici colossali per giustificare cure così pericolose» sostiene Gøtzsche, sottolineando che, invece, i vantaggi sono minimi. Ne consegue, secondo l'esperto, che questi trattamenti dovrebbero essere usati quasi esclusivamente in situazioni acute. «I vantaggi sono stati sopravvalutati e danni sottostimati perché i trial randomizzati e controllati non hanno pienamente valutato i loro effetti, sottostimando i tassi di mortalità» riprende il ricercatore danese, che ha calcolato le morti per tre classi di farmaci: antipsicotici, benzodiazepine e antidepressivi, giungendo alla conclusione che tali prodotti sono responsabili di 3.693 decessi l'anno in Danimarca. «Cifra equivalente a 539.000 morti negli Stati Uniti e in Unione Europea messi insieme» precisa l'autore, suggerendo di sospendere l'uso di tutti i farmaci per la depressione, l'ADHD e la demenza, e di usare solo il 6% degli antipsicotici e delle benzodiazepine attualmente prescritti. Ma il parere di Allan Young, è differente: secondo lui la ricerca supporta l'uso di farmaci psichiatrici, altrettanto utili, efficaci e necessari dei trattamenti per altre comuni malattie complesse. «Queste medicine riducono i danni a lungo termine di condizioni psichiatriche che sono la quinta causa di disabilità nel mondo» esordisce il ricercatore, puntualizzando che gli psicofarmaci sono stati rigorosamente esaminati per efficacia e sicurezza e, e che le ricerche finora svolte dimostrano che gli psicofarmaci sono più utili che dannosi. «Ma, come per qualsiasi trattamento, la valutazione di danni e benefici va fatta per ogni singolo paziente anche alla luce dell'esperienza del medico» conclude Young.

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