Farmaci e dintorni
28 Maggio 2015Le sostanze psichedeliche dovrebbero essere riclassificate dal punto di vista legislativo in modo che i ricercatori possano studiarne il potenziale terapeutico: è quanto annuncia già nel titolo l'articolo pubblicato nei giorni scorsi dallo psichiatra James Rucker del King's college di Londra sul British medical journal non potrebbe essere più chiaro. Il riferimento è a una classificazione che in Gran Bretagna è stata fatta nel 1967; a quasi mezzo secolo di distanza, spiega Rucker «le sostanze psichedeliche restano soggette a restrizioni maggiori di eroina e cocaina, ma le evidenze non mostrano che creino dipendenza o che siano pericolose in contesti controllati». Proprio il contesto in cui vengono effettuate le sperimentazioni è un elemento fondamentale, sottolinea Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell'azienda ospedaliera Fatebenefratelli di Milano: «gli studi sull'acido lisergico (Lsd) o sulla psilocibina (contenuta nei cosiddetti funghi magici) sono fatti in condizioni molto protette con conduttori specifici che consentono di mantenere sempre una grande vigilanza sui potenziali effetti negativi». L'esperto ribadisce che la ricerca non dovrebbe essere limitata da pregiudizi e che occorre distinguere chiaramente tra l'uso ricreativo delle sostanze e le sperimentazioni scientifiche: «del resto la ricerca non è sull'utilizzo delle sostanze tout court ma su alcuni principi che ne vengono estratti; è un po' quello che è accaduto con la cannabis e le sue applicazioni terapeutiche». E nel caso di sostanze psichedeliche le applicazioni che si intravedono sono numerose. «Psilocibina e Lsd - riferisce Mencacci - sono attualmente studiate negli Usa per il loro utilizzo in situazioni di forte angoscia, nelle problematiche post traumatiche da stress e nell'ambito delle esperienze di fine vita di pazienti oncologici. I risultati di queste sperimentazioni non sono ancora state rese ufficiali, ma indicano l'opportunità di riprendere le ricerche che in gran parte erano state interrotte da decenni, sperando che ci possano mettere a disposizione nuove risposte a bisogni che sono rimasti insoddisfatti».
Renato Torlaschi
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