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Farmaci e dintorni

06 Giugno 2015

Bpco, N-acetilcisteina come add-on nella terapia


Un farmaco di uso consolidato permane valido e attuale molti anni dopo dalla sua introduzione sul mercato grazie alla sua efficacia e alla scoperta di ulteriori valenze cliniche: parliamo della N-acetilcisteina (Nac), di cui si celebra il cinquantesimo anniversario in una 2 giorni a Vicenza intitolata "Envisioning the future in Copd". Questo farmaco di automedicazione infatti negli ultimi anni sta dando prova di notevole efficacia nel trattamento di una delle patologie più gravi e impattanti: la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). Grazie alla sua principale azione mucolitica, oltre che antiossidante, la Nac sta fornendo nuove evidenze di rappresentare, ad alte dosi, un approccio terapeutico di grande efficacia contro l'aumento dello stress ossidativo dovuto all'infiammazione cronica, due aspetti-chiave fisiopatogenetici della Bpco. Le terapie oggi più usate per il suo trattamento (broncodilatatori e corticosteroidi inalatori) agiscono essenzialmente sul quadro sintomatico della malattia, contrastandone in modo limitato l'evoluzione. Questo risultato è stato invece ottenuto grazie alla Nac. Ques'ultima, conferma Richard Dekhuijzen, del Radboud Medical Center di Nijmegen (Olanda) «è stata usata come terapia add-on in pazienti con Bpco non solo per ridurre i sintomi ma anche per diminuire la frequenza delle riacutizzazioni e rallentare il declino funzionale della malattia». La sua efficacia è confermata dai risultati - pubblicati nel 2014 su Lancet Respiratory Medicine - del trial randomizzato in doppio cieco Pantheon (Placebo-controlled study on efficAcy and safety of N-acetylcysTeine High dose in Exacerbations of chronic Obstructive pulmoNary disease), condotto in 34 ospedali cinesi su oltre mille pazienti: è stato dimostrato come la Nac a dosi elevate riduca significativamente la frequenza delle riacutizzazioni con elevata tollerabilità e sicurezza. Dai simili risultati dello studio Hiace (High-Dose n-acetylcysteine to exacerbation-prone patients with Copd), pubblicati nel 2013 su Chest Journal, emergeva un miglioramento statisticamente significativo della funzionalità respiratoria nelle piccole vie aeree. Oggi si ritiene importante somministrare la Nac quale terapia in aggiunta agli altri farmaci indicati per la malattia. La maggior parte dei pazienti, infatti, al di là della gravità di malattia, è trattata con tutte e tre le principali classi di farmaci inalatori indicati per la Bpco, ovvero Laba (beta2-agonisti a lunga durata d'azione), Lama (antimuscarinici a lunga durata d'azione) ma anche corticosteroidei inalatori (Ics). «Nei pazienti con Bpco grave ma in fase stabile» afferma Mario Cazzola, direttore della Scuola di specializzazione in Malattie respiratorie dell'Università di Roma Tor Vergata «è possibile ridurre, fino a sospendere, il trattamento con Ics. Non è ancora chiaro se un approccio di 'step down' sia del tutto possibile anche nel caso dei Laba e dei Lama. A ogni modo, alte dosi di Nac al giorno hanno dimostrato di poter essere impiegate per prevenire le riacutizzazioni della Bpco, come terapia add-on a farmaci inalatori quali Laba, Lama e Ics. Anche le linee guida internazionali Gold 2015 (Global initiative for chronic obstructive lung disease) e Accp (American college of chest physicians) raccomandano l'uso della Nac come terapia add-on ai farmaci broncodilatatori nei pazienti con Bpco moderata-grave per prevenire le riacutizzazioni».

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