Farmaci e dintorni
02 Luglio 2015La prescrizione inappropriata di oppioidi e barbiturici per il trattamento dell'emicrania è una prassi comune. Lo suggerisce un nuovo studio - presentato a Washington, DC (Usa) nel corso del 57° meeting dell'American Headache Society (Ahs) - che per primo ha esaminato le recenti statistiche sull'uso di farmaci contenenti tali principi in pazienti che si presentano in un centro specializzato per la cura delle cefalee. «Abbiamo trovato sorprendente che, nonostante le linee guida dichiarino come questi farmaci non siano raccomandati come trattamento di prima linea per le cefalee primarie, sono ancora utilizzati da un numero consistente di pazienti» dichiara il primo autore della ricerca, Mina T. Minen, direttore dei Servizi per la cefalea del dipartimento di Neurologia presso il New York University Langone Medical Center. Nello stesso senso si sono pronunciate varie società scientifiche, indicando i triptani come prima scelta nel trattamento dell'emicrania da moderata a severa e gli antinfiammatori non steroidei (Fans) per le cefalee con dolore più lieve. Concetto ribadito nelle liste "Choosing wisely" sia dall'American neurology academy (Ana) sia dall'Ahs: «non usare oppioidi o barbiturici per l'emicrania se non come ultima risorsa». Ciò nonostante, dalla survey effettuata da Minen e colleghi su 217 pazienti che si erano presentati nel 2014 in un centro di terzo livello per le cefalee, più della metà di essi ha riferito di avere ricevuto in passato la prescrizione di un oppioide o di un farmaco contente un barbiturico e, da 1 a 5, di essere utilizzatori di tali farmaci al momento dell'intervista. Inoltre, in un quarto dei casi, oppioidi e barbiturici sono stati assunti per oltre 2 anni (un position paper dell'Ana sostiene che ciò comporta gravi rischi di sovradosaggio, dipendenza o assuefazione). La maggior parte della popolazione studiata era costituita da donne (79%) alle quali per lo più era stata posta diagnosi di emicrania (84%). Oltre la metà, nel questionario somministrato, ha riferito di aver ricevuto la prescrizione di un oppioide (55%) o un barbiturico (57%). Circa un quinto ha riferito di essere in terapia con oppioidi (19%) o barbiturici (21%) al momento del sondaggio. Un terzo dei pazienti (32%) ha affermato di avere assunto questi farmaci per meno di una settimana: la causa più comune della sospensione è stata attribuita alla loro inefficacia, citata nel 31% dei casi per gli oppioidi e nel 62% per i barbiturici. Il team di Minen ha indagato l'altra faccia della medaglia: i medici. È emerso che i neurologi generali sono stati i più frequenti prescrittori di barbiturici (38%) mentre è nell'ambito della medicina di emergenza il più elevato ricorso agli oppioidi (20%). Anche i medici delle cure primarie hanno prescritto spesso entrambi i tipi di farmaci, con maggiore propensione ai barbiturici tra gli internisti (22%) e agli oppioidi tra i medici di medicina generale (17,5%). Da specificare che i triptani sono controindicati nei pazienti con fattori di rischio cardiovascolare, ma solo il 17% dei pazienti ha riferito di essere iperteso e soltanto il 3% ha riportato una storia di ictus mentre nessuno ha citato un pregresso attacco cardiaco. «I nostri risultati sono preoccupanti» afferma Minen che sottolinea come, sull'argomento, «esistono linee guida evidence-based ed è importante esserne a conoscenza».
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