Farmaci e dintorni
17 Novembre 2015Nei pazienti con epatite C sostenuta da virus di genotipo 3 è possibile ottenere tassi di guarigione che arrivano al 92 per cento grazie alla somministrazione combinata di daclatasvir, sofosbuvir e ribavirina. Il dato è stato ricavato dallo studio di fase IIIb Ally-3+ che ha previsto la somministrazione dei tre farmaci per 12 o 16 settimane raggiungendo tassi di risposta virologica sostenuta a 12 settimane dalla fine del trattamento, rispettivamente pari all'88% e al 92% nei pazienti con genotipo 3 e fibrosi avanzata o cirrosi del fegato. I risultati sono stati presentati a San Francisco durante il The Liver Meeting 2015, il congresso annuale dell'Associazione americana per lo studio delle malattie del fegato (American Association for the Study of the Liver Diseases, Aasld).
Il genotipo 3 è il secondo più diffuso al mondo ed è presente in 54,3 milioni di pazienti. È il più difficile da curare dal momento che presenta natura più aggressiva, essendo associato a una più veloce progressione della fibrosi epatica, a un maggior aumento della steatosi e a un più alto rischio di carcinoma epato-cellulare. Recenti studi hanno indicato che il rischio di cirrosi nei pazienti con Hcv genotipo 3 è superiore del 31% rispetto a quelli con Hcv genotipo 1. In totale, sono stati trattati 50 pazienti (24 pazienti per 12 settimane e 26 per 16 settimane). La maggioranza era costituita da pazienti di sesso maschile (80%), bianchi (98%) e precedentemente trattati (74%, di questi il 10% aveva avuto, dopo terapia con sofosbuvir + ribavirina, una ricaduta virologica); il 72% aveva cirrosi e il 52% un dosaggio di Rna Hcv di almeno 6 milioni UI/mL. Le caratteristiche basali erano comparabili nei due bracci.
La terapia combinata ha dimostrato di possedere un buon profilo di sicurezza. La somministrazione non ha infatti subito interruzioni per eventi avversi, lievi o severi correlati al trattamento. Quelli più frequenti sono stati insonnia (30%), affaticamento (26%) e cefalea (24%). Inoltre, ricadute virologiche si sono verificate in 4 pazienti (due nel braccio di 12 settimane e due in quello di 16). Nello studio è stato registrato un decesso non correlato al trattamento (nel braccio di 12 settimane).
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