Farmaci e dintorni
15 Dicembre 2015È un botta e risposta quello che si è generato tra due aziende omeopatiche, Unda e Cemon, che avevano in essere accordi commerciali. Prima una nota di Unda, datata 7 dicembre, dichiara che dopo «più di 40 anni di collaborazione con Cemon», «questa è terminata il 28 luglio su iniziativa di Cemon». Per questo, dice, «può capitare che alcuni prodotti - fabbricati a partire da agosto e che con scadenza a partire da agosto 2020 - che riportano il marchio Unda o Unda - Dynamis commercializzati in Italia da Cemon non siano stati prodotti da Unda, né sotto il suo controllo e nemmeno con la sua autorizzazione» e ne «respingiamo ufficialmente qualsivoglia responsabilità farmaceutica o commerciale».
A rispondere, venerdì, è una nota di Cemon: «È noto che la Cemon è licenziataria esclusiva della Unda, sia per la produzione sia per la commercializzazione di medicinali omeopatici, con diritto esclusivo per l'Italia di avvalersi di quel marchio. Per strategie che non ci sono allo stato note, la Unda ha» «provocato l'interruzione del rapporto commerciale con Cemon». Fino «a quando non interverranno le pronunce giudiziarie sul contenzioso già avviato, la Cemon resta l'unica legittimata a realizzare, diffondere e distribuire i prodotti a marchio Cemon Unda e Dynamis, anche in virtù dell'esclusiva titolarità dell'autorizzazione all'immissione in commercio, secondo le norme farmaceutiche». Abbiamo «constatato che in qualche farmacia sono stati illegalmente posti in vendita prodotti che recano il marchio Unda - tra l'altro confezionati senza il tubo in vetro, fabbricati presumibilmente all'estero - la cui commercializzazione in Italia costituisce violazione del nostro diritto di privativa. Fatto ancor più grave alcuni di questi prodotti recano la denominazione Cemon Unda, creando così confusione nei rivenditori e nei consumatori».
Francesca Giani
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