Nuovi anticoagulanti orali, aggiornate linee guida terapia del tromboembolismo venoso
L'American College of Chest Physicians ha pubblicato sulla rivista Chest la decima edizione delle linee guida sulla terapia antitrombotica del tromboembolismo venoso, tra cui l'uso dei nuovi anticoagulanti orali non-antagonisti della vitamina K. «Si stima che ogni anno si verifichino nel mondo circa 10 milioni di casi di tromboembolismo venoso, una tra le principali cause di morte e disabilità» spiega Clive Kearon, professore di medicina alla McMaster University in Canada e primo firmatario del documento che contiene oltre 50 raccomandazioni aggiornate per il trattamento dei pazienti con tromboembolismo venoso. «Questa linea guida fornisce un grande numero di opzioni terapeutiche aggiornate, catalogandole in base alla forza dell'evidenza scientifica e identificando nel contempo le aree di ricerca futura» riprende l'autore, elencando alcune delle principali modifiche dell'ultima edizione rispetto alla precedente. «In primo luogo, i nuovi anticoagulanti orali sono da preferire al warfarin per il trattamento iniziale ea lungo termine del tromboembolismo venoso nei pazienti non affetti da neoplasie» si legge nel documento. Dopo la pubblicazione della precedente nona edizione, nuovi studi dimostrano infatti che rispetto al warfarin gli anticoagulanti orali non inibitori della vitamina K come dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban offrono un ridotto rischio di sanguinamento e una maggiore comodità sia per i pazienti e sia per gli operatori sanitari. Viceversa, l'uso routinario delle calze compressive non è più raccomandato dopo un episodio acuto di trombosi venosa profonda per la prevenzione della sindrome post-trombotica, una condizione cronica dell'arto inferiore colpito da tromboembolismo venoso con gonfiore, dolore, pallore cutaneo e possibili ulcere. «Sulla base delle ricerche più recenti la decima edizione delle linee guida Accp suggerisce di usare le calze a compressione graduata dopo un tromboembolismo venoso acuto in modo non abituale, anche se un tentativo andrebbe considerato caso per caso» sottolineano gli esperti. Infine, la decima edizione suggerisce che i pazienti con tromboembolismo venoso prossimale idiopatico o diagnosi di embolia polmonare che sospendono la terapia anticoagulante orale dovrebbero ricevere un trattamento con aspirina per ridurre il rischio di tromboembolismo venoso.
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