Sclerosi multipla, con glatiramer 40 mg migliora l’aderenza terapeutica
Nel trattamento della sclerosi multipla (Sm) una delle molecole più usate è glatiramer acetato, alla quale è stata dedicata a Milano un'intera giornata durante la quale si è ripercorsa la storia del farmaco: dalla sua scoperta intorno ai primi anni Settanta all'approvazione Fda del 1996, proseguendo attraverso le sue conferme di efficacia e sicurezza negli anni fino allo sviluppo della nuova formulazione, 40 mg 3 volte a settimana (Ga-40), disponibile da qualche mese in Italia. «Una formulazione che mantiene le stesse indicazioni della precedente da 20 mg una volta al giorno, ma che presenta il grande vantaggio di essere molto più praticabile perché consente di ridurre a meno della metà la frequenza delle iniezioni ed è altrettanto tollerabile. Pertanto faciliterà molto al malato l'assunzione del farmaco» spiega Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di Neurologia e dell'Istituto di Neurologia sperimentale del San Raffaele di Milano. Il primo trial di fase II con la dose doppia, condotto su un centinaio di pazienti, risale circa a 20 anni fa - ricorda Comi - ed è stato seguito da un trial di fase III, denominato 'Forte', che non evidenziò vantaggi in termini di efficacia ma nemmeno svantaggi in termini di sicurezza. Il profilo di efficacia e sicurezza della dose doppia è stato poi testato con risultati positivi negli studi Gala e Glacier, che hanno portato alla registrazione. Il primo condotto su pazienti con SM recidivante-remittente trattati con Ga-40 vs placebo, il secondo su pazienti già trattati con Ga-20 di cui una metà passava a Ga-40: in questi ultimi la percezione della convenience del trattamento è apparsa migliorare subito dopo il cambiamento di regime e il miglioramento è risultato persistente. Significative le prime impressioni d'uso di due neurologi italiani. «La nostra esperienza con Ga-40 è iniziata verso fine settembre dell'anno scorso, su 32 pazienti (due terzi donne) con un impiego dai 60 ai 135 giorni» spiega Lucia Moiola, coordinatore del Centro Sclerosi multipla dell'Ospedale San Raffaele di Milano. «Molti pazienti ai quali è stata proposta la terapia (n=20) erano già in trattamento con Ga-20, 4 lo hanno iniziato come prima terapia. Abbiamo verificato che si tratta di un trattamento di prima linea efficace e sicuro nei pazienti naive e non richiede monitoraggio, rispetto ad altri farmaci, anche in presenza di copatologie. È inoltre utilizzabile come terapia di mantenimento dopo un'induction therapy. Da segnalare che si sono avuti 4 casi di gravidanze, tutte senza problemi. I vantaggi sono costituiti dal ridurre reazioni locali e dolore nel sito di iniezione (per la minore frequenza di somministrazioni) e di evitare ai pazienti, spesso giovani, di dover portare con sé in caso di viaggi un quantitativo elevato di farmaco che» aggiunge Moiola «sicuramente aiuta l'aderenza e la persistenza e migliora la qualità di vita del paziente». «Tutti i pazienti che hanno avuto esperienza con Ga-20 richiedono il passaggio a Ga-40» afferma Luigi Grimaldi, responsabile dell'Unità operativa di neurologia dell'Ospedale San Raffaele Giglio di Cefalù (Palermo). «Abbiamo trattato 8 pazienti naive e devo dire che è stato più facile proporre il trattamento disponendo di questa formulazione. Si aprono anche altre prospettive: la possibilità di terapie di combinazione, pulsate (con periodi di pausa) o ulteriormente dilazionate, da sperimentare».
(A.Z.)
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