Farmaci e dintorni
12 Febbraio 2016Secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) i batteri antibiotico-resistenti potrebbero essere la principale causa di morte nel 2050, e arrivare a produrre 10 milioni di decessi all'anno nel mondo. «La nostra grande preoccupazione è che tra qualche anno patologie che oggi trattiamo senza particolari problemi, possano tornare incurabili», spiega Roberto Bertollini, Chief Scientist e rappresentante Unione Europea, Oms, in occasione di un incontro sulla stewardship antibiotica che si è tenuto presso l'Istituto Superiore di Sanità a Roma. Per fronteggiare l'emergenza mondiale dell'antibiotico-resistenza, che vede l'Italia come una delle sfortunate protagoniste e principali portatrici, nel panorama europeo, del male del futuro, l'Oms ha incluso nel piano d'azione globale una specifica che dice che tutti gli Stati membri hanno a disposizione due anni di tempo per mettere in piedi un piano d'azione nazionale per sanare la situazione. Ogni anno in Italia da 5 a 7 mila decessi sono riconducibili ad infezioni ospedaliere, con un costo annuo superiore a 100 milioni di euro. «L'Italia è uno dei Paesi al mondo dove vengono usati più antibiotici, ma non per questo la gente muore meno rispetto ad altri Paesi europei, quindi è chiaro che siamo in presenza di un consumo eccessivo di farmaci», ha sottolineato Bertollini.
«In Italia la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate in Europa - scrive in una nota il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin - Nell'aprile dello scorso anno, presso la Direzione generale della prevenzione sanitaria, è stato istituito un gruppo di lavoro in cui sono stati coinvolti l'Agenzia Italiana del Farmaco, l'Istituto Superiore di Sanità, le Regioni e le Società scientifiche con il compito di predisporre un piano nazionale di contrasto all'antibiotico-resistenza. Il controllo e la prevenzione dell'antibiotico resistenza e delle infezioni correlate all'assistenza sono riconosciuti come priorità di sanità pubblica e sono inseriti nel macroobiettivo del piano nazionale della prevenzione 2014-2018». Fino ad alcuni anni fa, prima dell'emergenza di un nuovo agente infettivo passavano 15 anni, attualmente il Ssn si ritrova a dover gestire un'emergenza o una ri-emergenza ogni 14 mesi, «il 5% dei pazienti ospedalizzati contrae un'infezione durante un ricovero», spiega Federico Gelli, XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati. Secondo Gelli ci sarebbero tre filiere di intervento da seguire per gestire le infezioni, la prima di tipo preventivo: «Spesso l'untore è un professionista che non rispetta le norme fondamentali dell'igiene, come ad esempio lavarsi le mani». In secondo luogo bisognerebbe prestare più attenzione all'appropriatezza d'uso degli antibiotici e infine «bisogna tutelare le imprese del farmaco che investono in ricerca e prodotti innovativi».
A tal proposito, a breve saranno disponibili in classe Cnn negli ospedali due nuove molecole: tedizolid fosfato (Sivextro@) e ceftolozane/tazobactam (Zerbaxa@). Sivextro sarà indicato per le infezioni della cute e dei tessuti molli da gram positivi, mentre Zerbaxa per infezioni complicate infraddominali e infezioni complicate urinarie, sostenute da patogeni gram negativi. Entrambi andranno anche su patogeni resistenti ad altri antibiotici. L'Aifa ha già rilasciato l'Autorizzazione per l'immissione in commercio dei due nuovi antibiotici. Per la prima molecola, l'uscita sulla Gazzetta Ufficiale con la rimborsabilità è prevista ad aprile, mentre per Zerbaxa a seguire. «Abbiamo bisogno di nuovi farmaci in grado di contrastare resistenze agli antibiotici, specialmente gram negativi, l'arrivo di queste due molecole ci fornirà un'arma in più per combattere queste infezioni», ha commentato il Past President della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, Massimo Andreoni.
Attilia Burke
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