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Farmaci e dintorni

13 Aprile 2016

Acido acetilsalicilico, raccomandazioni Usa su prevenzione cardiovascolare e oncologica


Le persone di età compresa tra i 50 e i 69 anni con un rischio di malattia cardiovascolare (Cvd) pari o superiore al 10% e che non hanno un aumentato rischio di sanguinamento dovrebbero prendere in considerazione l'assunzione di basse dosi di acido acetilsalicilico (Asa) per favorire la prevenzione sia delle Cvd sia del cancro del colon-retto. È quanto affermano le raccomandazioni finali di un documento redatto dall'US preventive services task force (Uspstf), pubblicato sugli "Annals of Internal medicine", e che rappresenta a un tempo l'aggiornamento della raccomandazione 2009 Uspstf sull'uso dell'Asa per prevenire le Cvd nonché un update della raccomandazione 2007 Uspstf sull'impiego di Asa e Fans nella prevenzione del cancro del colon-retto. In particolare - viene specificato nelle attuali linee guida, stese da Kirsten Bibbins-Domingo, docente di epidemiologia e biostatistica presso la University of California di San Francisco, a nome del gruppo di lavoro - i soggetti che intendono avviare un regime a base di Asa dovrebbero avere un'aspettativa di vita di almeno 10 anni ed essere disposti a prendere il farmaco a basse dosi (al massimo 100 mg/die) per almeno 10 anni. La decisione, comunque, dovrebbe avvenire su base individuale nel corso di una consultazione con un medico.

L'assunzione quotidiana di Asa, secondo l'Uspstf, può aiutare a prevenire gli attacchi cardiaci, l'ictus ischemico e il cancro, ma aumenta anche i rischi di danni gravi, soprattutto emorragie gastriche e intestinali, oltre a ictus emorragici. Gli estensori del documento hanno verificato che, nella pratica clinica corrente, tra i pazienti eleggibili alla terapia con Asa e ad aumentato rischio Cv, a solo «circa il 41% è stato detto da un medico di assumere l'Asa». Tra questi soggetti, l'80% di quelli con età pari o superiore a 65 anni ha aderito alla raccomandazione. Di fatto, scrivono gli autori, alcuni adulti possono ritenere che evitare un infarto miocardico o un ictus sia più importante che rischiare un evento emorragico gastrointestinale e quindi decidere di prendere l'Asa pur avendo un livello di rischio Cv più basso di pazienti più preoccupati invece per l'eventualità di un sanguinamento. La task force ha inoltre preso un'iniziativa insolita, commissionando uno studio di modellazione/simulazione per analizzare i benefici e i rischi in base a età, genere e rischio di Cvd e ha pesato i risultati con tre reviews di evidenze (pubblicate nello stesso numero della rivista) prima di finalizzare la raccomandazione. Il documento di modellazione, di Steven P. Dehmer, dell'HealthPartners Institute di Minneapolis, e colleghi, ha evidenziato che un regime di assunzione di Asa per tutta la vita dovrebbe ridurre la malattia per la maggior parte degli uomini e delle donne senza un rischio aumentato di sanguinamento (dovuto, per esempio, a una storia di ulcere gastrointestinali, emorragia recente o uso di farmaci che incrementano il rischio di sanguinamento) e determina il massimo beneficio quando la gente inizia a prendere presto il farmaco, a un'età compresa tra 40 e 69 anni.

Tale regime appare anche destinato ad aumentare l'aspettativa di vita per la maggior parte di uomini e donne che lo avviano tra i 40 a i 59 anni e per quanti hanno un elevato rischio Cv che iniziano la terapia con Asa tra i 60 e i 69 anni. Per i soggetti ultra70enni con un rischio di Cvd pari o inferiore al 20%, invece, i ricercatori hanno scoperto che i benefici complessivi non superano i pericoli. Inoltre non sono emerse abbastanza prove rilevanti per esprimere una raccomandazione sull'uso di Asa in persone di età inferiore ai 50 anni: in questa fascia d'età servono ulteriori ricerche. Secondo i ricercatori, infine, l'Asa aiuta a prevenire le Cvd perché può diminuire la formazione di coaguli di sangue dovuti alla riduzione del flusso sanguigno a livello delle placche aterosclerotiche e quindi ridurre il danno ipossico al tessuto cardiaco e cerebrale. Per quanto concerne i meccanismi che favoriscono la prevenzione dello sviluppo del cancro del colon-retto, questi non sono ancora ben compresi ma, secondo gli autori, possono derivare dall'azione antinfiammatoria dell'Asa.

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