Antidepressivi, la maggior parte è poco efficace in bambini e adolescenti
Nei bambini e negli adolescenti con depressione maggiore molti degli antidepressivi disponibili sono inefficaci e talvolta pericolosi, secondo uno studio pubblicato su The Lancet da cui emerge che di 14 farmaci solo la fluoxetina allevia i sintomi depressivi meglio del placebo, mentre la venlafaxina sembra associarsi a un aumento del rischio di pensieri e tentativi suicidari. «L'equilibrio tra rischi e benefici degli antidepressivi nel trattamento della depressione maggiore non sembra offrire chiari vantaggi in bambini e adolescenti, con la probabile eccezione della fluoxetina» esordisce il coautore Peng Xie della Chongqing Medical University in Cina, aggiungendo tuttavia che senza l'accesso ai dati degli studi non solo è difficile ottenere stime accurate degli effetti dei diversi farmaci, ma non è neppure possibile verificare l'accuratezza dei risultati descritti negli articoli pubblicati o meno. «Centinaia di migliaia di persone nel mondo hanno accettato di partecipare a studi per trovare cure migliori per le loro malattie contribuendo al progresso della scienza medica ma, pur garantendo la privacy dei pazienti, ogni ritardo nell'attuazione di politiche responsabili nella condivisione dei dati potrebbe avere conseguenze negative sulla ricerca clinica, come dimostrato in questo studio» scrivono i ricercatori, ribadendo che l'accesso ai dati grezzi racconti dai diversi gruppi di ricerca offre l'opportunità non solo di validare e replicare i risultati, ma anche di studiare in modo approfondito specifici fattori specifici in grado di influenzare i risultati del trattamento a livello del singolo paziente. E in un editoriale di commento Jon Jureidini dell'Università di Adelaide in Australia, osserva: «In quattro studi sulla paroxetina solo il 3% di 413 eventi suicidari sono stati riportati nel gruppo attivo rispetto al placebo, cosa che sembra poco plausibile in quanto dalla rianalisi dei dati di uno solo di questi studi emergono dieci eventi in 93 pazienti trattati. Secondo l'editorialista i pazienti che partecipano a studi clinici randomizzati hanno il diritto di aspettarsi il massimo beneficio per tutti dai dati che generano, in contrasto con chi invece pensa che l'accesso a tali dati sia incompatibile con i vincoli di proprietà intellettuale e la privacy del paziente.
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!
Per contrastare la compravendita illegale di farmaci per uso veterinario il Ministero sta studiando un logo, un bollino di qualità sulla falsa riga di quanto fatto per le farmaciePer...
La Commissione europea ha approvato upadacitinib (Rinvoq) per il trattamento dell'artrite reumatoide attiva di grado da moderato a severoLa Commissione europea ha approvato upadacitinib (Rinvoq) per...
Solo il 2% delle farmaciste donne possiede una farmacia nonostante rappresentino il 62% della forza lavoro, è quanto emerge dal sondaggio "Survey of registered pharmacy professionals 2019" del...
Acquistare i farmaci su internet attraverso siti non autorizzati è un fenomeno in continua crescita e l'unica arma per contrastarlo resta l'educazione sanitaria e l'orientamento dei cittadini...
Resta aggiornato con noi!
La tua risorsa per news mediche, riferimenti clinici e formazione.
Dichiaro di aver letto e accetto le condizioni di privacy
AZIENDE
Il nuovo pasto sostitutivo dal gusto irresistibile
Il Coordinamento farmacisti dipendenti Centro Italia segnala carenza di personale, retribuzioni non adeguate e difficoltà nel sostenere l’espansione della Farmacia dei servizi e chiede un...