Farmaci e dintorni
17 Giugno 2016Secondo uno studio retrospettivo appena pubblicato sull'American Journal of Psychiatry, primo autore Thomas Rector, professore associato di farmacologia all'Università del Minnesota, il limite di sicurezza posto al dosaggio di citalopram dalla Food and Drug Administration (Fda) nel 2011 può aver portato a un aumento dei tassi di ospedalizzazione e morte tra decine di migliaia di veterani. L'avviso di sicurezza della Fda consigliava di non usare più di 40 milligrammi al giorno del farmaco, un antidepressivo, a causa del rischio di aritmie cardiache a dosi più elevate, a fronte del mancato beneficio nel trattamento della depressione a dosi superiori. Rector e colleghi hanno esaminato retrospettivamente le cartelle cliniche della Veterans Health Administration riguardanti pazienti che stavano assumendo più di 40 mg/die di citalopram al momento in cui la Fda ha emesso l'avviso di sicurezza, il 24 agosto 2011.
«Così facendo abbiamo selezionato 35.848 veterani che assumeva in media 64 mg/die dell'antidepressivo» scrivono gli autori, precisando che la coorte era per il 92% formata da uomini e aveva un'età media di 58 anni. «Nei 180 giorni successivi alla pubblicazione della nota dell'ente regolatorio statunitense, il 60% dei veterani oggetto di studio era sceso a dosi uguali o inferiori a 40 mg/die» riprende il farmacologo, sottolineando che dopo la riduzioni di dosaggio i tassi di ospedalizzazione e mortalità per tutte le cause sono aumentati di due volte e mezzo. Allo stesso modo sono aumentati, anche se in misura minore, i ricoveri per depressione, mentre non è stato osservato alcun aumento delle ospedalizzazioni per aritmie.
«La riduzione del dosaggio di citalopram a un nuovo limite di sicurezza è stato associato a un più alto tasso di ospedalizzazione in un'ampia popolazione di pazienti trattati con dosaggi più elevati. La riduzione imposta prima di averne stabilito con sicurezza i rischi e i benefici sembra aver avuto conseguenze cliniche indesiderate» conclude Rector. E in un comunicato la Fda risponde: «Non commentiamo singoli studi, ma li valutiamo come parte del quadro generale di ricerche volte a migliorare la nostra capacità di proteggere la salute pubblica».
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