Nsclc avanzato o metastatico, approvazione Ce per pembrolizumab
La Commissione europea (Ce) ha approvato pembrolizumab, terapia anti-Pd-1, al dosaggio di 2 mg/kg ogni 3 settimane, per pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) localmente avanzato o metastatico i cui tumori esprimono Pd-L1 e che hanno ricevuto almeno un precedente regime chemioterapico. I pazienti con mutazioni tumorali Egfr o Alk dovrebbero aver ricevuto anche la terapia approvata per queste mutazioni, prima di ricevere pembrolizumab. Lo annuncia, in un comunicato, l'azienda produttrice, Msd. L'approvazione si basa sui risultati dello studio pivotal Keynote-010, che ha dimostrato che pembrolizumab migliora significativamente la sopravvivenza globale (Os) dei pazienti con Nsclc localmente avanzato o metastatico rispetto alla chemioterapia standard (docetaxel). Pembrolizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che agisce aumentando l'abilità del sistema immunitario di identificare e combattere le cellule tumorali: in particolare, blocca l'interazione tra il Pd-1 e i suoi ligandi, Pd-L1 e Pd-L2, attivando, in tal modo, i linfociti T che possono colpire sia le cellule tumorali sia le cellule sane. «Il beneficio sulla sopravvivenza di pembrolizumab, osservato in pazienti precedentemente trattati che esprimono Pd-L1, è promettente» spiega Luis Paz-Ares, direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell'Hospital Universitario di Madrid. «Nello studio Keynote-010, i pazienti con Nsclc avanzato che hanno fallito un precedente regime terapeutico, trattati con pembrolizumab hanno mostrato un miglioramento complessivo della sopravvivenza rispetto a quelli trattati con chemioterapia tradizionale». Il Keynote-010 è uno studio globale pivotale, randomizzato, in aperto di Fase 2/3 per la valutazione di pembrolizumab (2mg/kg o 10 mg/kg ogni 3 settimane) rispetto alla chemioterapia "standard of care" (docetaxel, 75 mg/m2 ogni 3 settimane) in 1.033 pazienti con Nsclc squamoso e non squamoso con progressione di malattia dopo una terapia sistemica a base di platino e i cui tumori esprimevano Pd-L1. Gli endpoint primari erano la sopravvivenza globale (Os) e la sopravvivenza libera da progressione (Pfs) e sono stati valutati in pazienti con qualsiasi livello di espressione di Pd-L1 (maggiore o uguale a 1%) e in pazienti i cui tumori esprimono livelli elevati di Pd-L1 (maggiore o uguale a 50%). Nella popolazione totale dello studio, con entrambe le dosi di pembrolizumab valutate, la Os è migliorata significativamente rispetto a quella con docetaxel, con un 29% di miglioramento per la dose da 2 mg/kg e un 39% per la dose da 10 mg/kg. Analizzando i pazienti con i più alti livelli di espressione di Pd-L1, la Os è risultata maggiore per entrambe le dosi di pembrolizumab rispetto a docetaxel: 46% per la dose da 2mg/kg e 50% per la dose da 10mg/kg. Inoltre, i pazienti con più alti livelli di espressione di Pd-L1 che sono stati trattati con pembrolizumab hanno significativamente prolungato la Pfs rispetto a docetaxel (Hr: 0,58 per 2mg/kg; Hr: 0,59 per 10mg/kg). Le reazioni avverse più comuni (>10%) con pembrolizumab sono risultate fatica (24%), eruzioni cutanee (19%), prurito (18%), diarrea (12%), nausea (11%) e artralgia (10%). La maggioranza delle reazioni avverse riportate era di grado di gravità 1 o 2. Questa approvazione segna dunque un progresso significativo nel trattamento del Nsclc - si fa notare nel comunicato - evidenziando l'importanza della selezione dei pazienti adatti per il trattamento secondo l'attuale orientamento della "medicina di precisone", volta a garantire la migliore terapia disponibile sulla base delle specifiche caratteristiche di ciascun paziente.
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