Epistassi, spray nasali inefficaci nelle forme ereditarie
Due studi pubblicati su JAMA hanno esaminato l'efficacia degli spray nasali per ridurre frequenza e durata dell'epistassi da teleangectasia emorragica ereditaria (HHT), malattia caratterizzata da vasi sanguigni congenitamente fragili e soggetti a sanguinamenti anche gravi e pericolosi per la vita. «Non vi è attualmente alcun trattamento medico o chirurgico per curare in modo definitivo le emorragie nasali» esordisce Sophie Dupuis-Girod dell'Hopital Femme-Mere-Enfants di Bron in Francia, che con i colleghi ha valutato l'efficacia di tre diverse dosi di bevacizumab somministrato sotto forma di spray nasale. «Il bevacizumab è un anticorpo monoclonale che rallenta la neoangiogenesi, la crescita di nuovi vasi sanguigni» scrivono gli autori, che hanno selezionato 80 pazienti con teleangectasia emorragica ereditaria e storia di pregresse epistassi randomizzandoli a ricevere per un mese uno spray a base di placebo o di bevacizumab. Scoprendo a conti fatti che le epistassi non erano significativamente differenti nei gruppi di trattamento attivo o di placebo a fronte di una bassa tossicità senza eventi avversi gravi. «Il trattamento con bevacizumab non ha avuto effetti misurabili neppure sulla qualità di vita dei pazienti o sul numero di trasfusioni e nemmeno sui valori di emoglobina e di ferritina» conclude la ricercatrice, spiegando che il trial è stato interrotto per l'inutilità della cura. Nel secondo trial Kevin Whitehead della Università dello Utah a Salt Lake City e colleghi hanno esaminato se la terapia con uno qualsiasi di tre farmaci con differenti meccanismi d'azione, ossia estriolo, bevacizumab e acido tranexamico, fosse efficace nel ridurre gli episodi di epistassi correlati alla teleangectasia emorragica ereditaria. A partecipare sono stati 121 pazienti con tale condizione, assegnati in modo casuale a ricevere spray nasali due volte al giorno per 12 settimane con farmaco attivo o placebo. E anche in questo caso al termine del follow-up i ricercatori hanno scoperto che la terapia farmacologica non riduce in modo significativo la frequenza di epistassi nei gruppi trattati rispetto ai controlli, a fronte di una buona tollerabilità per tutti e tre i farmaci.
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