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Farmaci e dintorni

21 Settembre 2016

Cefalea a grappolo, troppi errori con farmaci preventivi


Troppo spesso chi soffre di cefalea a grappolo (che si stima colpisca una persona su 1.000 nell'arco della vita) non viene adeguatamente sottoposto alla profilassi con i farmaci preventivi raccomandati. È questo il messaggio che Paolo Martelletti, responsabile del centro cefalee dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma, docente alla Sapienza e Presidente della Federazione Europea delle Cefalee ha voluto sottolineare, in occasione del recente Congresso Europeo delle Cefalee e in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Reviews Neurology.

«Questo disturbo altamente debilitante è spesso gestito in modo subottimale, e oltre il 90% dei pazienti non vengono trattati con i farmaci preventivi raccomandati» spiega Martelletti, sottolineando che accanto ai farmaci più nuovi, sottoposti a trial clinici, ce ne sono altri che sono stati approvati con indicazioni diverse, ma che in modo più o meno casuale si sono dimostrati efficaci: «Come la terapia con ossigeno, la maggioranza delle terapie preventive, transizionali e acute attualmente usate nella gestione clinica quotidiana della cefalea a grappolo sono state concepite e studiate per altri disturbi» prosegue Martelletti.

«Inoltre, si tratta soprattutto di molecole "all'antica" di scarso interesse commerciale, come il verapamil e il litio a scopo preventivo e i corticosteroidi come terapia transizionale». Proprio lo scarso interesse commerciale fa sì che manchino studi recenti rigorosi, e per questo non siano contemplati dalle recenti linee-guida americane: «Valutazione rigorosa dell'efficacia e flessibilità clinica dovrebbero essere contemperate per raggiungere un "equilibrio osmotico" terapeutico» conclude l'articolo. «Affrontando le inconsistenze metodologiche che hanno rallentato lo sviluppo di terapie per la cefalea a grappolo potremmo offrire il giusto compromesso ai medici che affrontano il difficile compito di trattare i pazienti e di ridurre il numero di errori terapeutici, che è ancora inaccettabilmente elevato».

Nature Reviews Neurology (2016) Published online 12 September 2016 doi:10.1038/nrneurol.2016.134 http://www.nature.com/nrneurol/journal/vaop/ncurrent/full/nrneurol.2016.134.html

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