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Farmaci e dintorni

11 Ottobre 2016

E-cig, nuova revisione Cochrane non rileva effetti avversi gravi


«Le sigarette elettroniche possono aiutare i fumatori a smettere e gli studi non hanno identificato alcun effetto collaterale grave associato al loro utilizzo per una durata fino a due anni». Le conclusioni di una nuova revisione Cochrane riguardo all'efficacia e alla pericolosità delle sigarette elettroniche sono identiche a quelle di un paio di anni fa. Si tratta infatti dell'aggiornamento, sulla scorta dei nuovi studi effettuati, di una prima revisione che era stata pubblicata sulla Cochrane Library alla fine del 2014. Gli autori, coordinati da Jamie Hartmann-Boyce, del Cochrane Tobacco Addiction Group, hanno ritenuto opportuno tornare sull'argomento a causa dell'evoluzione tecnologica che le sigarette elettroniche ha avuto negli ultimi tempi. Ormai sul mercato da diversi anni, la loro popolarità è notevolmente aumentata, anche se in modo molto variabile tra un Paese e l'altro.

A differenza di chewing gum e cerotti, hanno la particolarità - che può avere il suo peso a livello psicologico - di mimare la gestualità associata al fumo di sigaretta. Ma non è ancora del tutto chiara la loro efficacia come strumento per smettere di fumare. Quest'ultima versione non contiene nessun nuovo studio randomizzato controllato, a differenza della prima che ne aveva inclusi due, per un totale di oltre 600 partecipanti, in cui si era dimostrato che le e-cig contenenti nicotina sono più efficaci delle sigarette senza nicotina nell'indurre la cessazione del fumo entro sei-dodici mesi. Ora però i ricercatori hanno potuto analizzare anche i dati prodotti da undici studi osservazionali. «In termini di abbandono della sigaretta tradizionale - ha dichiarato Hartmann-Boyce - questo tipo di studi non possono fornire lo stesso tipo di informazioni di un trial randomizzato controllato, ma possono contribuire alla nostra conoscenza riguardo ai possibili effetti avversi». A questo proposito, due studi hanno rilevato soprattutto irritazione delle mucose del cavo orale e della gola, ma nulla di più serio, almeno per un utilizzo di breve-medio termine.


Renato Torlaschi

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