Farmaci e dintorni
19 Ottobre 2016La Food And Drug Administration (Fda) ha lanciato l'allarme sui potenziali rischi derivati dall'impiego di alcuni farmaci antivirali ad azione diretta (Directly Acting Antivirals- Daa) contro l'infezione cronica da virus dell'epatite C (Hcv). L'Agenzia statunitense ipotizza che la terapia sia responsabile della riattivazione del virus B dell'epatite (Hbv) in alcuni pazienti in cui le due forme di infezione risultino co-presenti. Il sospetto nasce dalla segnalazione di 24 casi di pazienti, raccolte nel periodo compreso tra il 22 novembre 2013 e il 18 luglio 2016, trattati con i nuovi antivirali in cui è ricomparsa l'infezione da Hbv. Due soggetti sono deceduti e uno è stato sottoposto a trapianto di fegato.
Per rendere più sicuro l'utilizzo degli antivirali diretti contro l'Hcv la Fda ha richiesto l'inserimento di una box warning sulle confezioni dei farmaci, esortando gli operatori sanitari a procedere con un test per l'identificazione del virus B in tutti i pazienti candidati alla terapia. L'avviso sarà inserito anche nella guida all'impiego del medicinale e nel foglietto illustrativo per i pazienti che dovranno informare i curanti, prima di iniziare l'assunzione di questi innovativi farmaci contro l'epatite C cronica, di eventuali altre patologie al fegato e dei risultati del test per l'epatite B. La riattivazione del virus B non era stata finora annoverato tra gli eventi avversi perché gli studi clinici previsti dall'iter di autorizzazione avevano escluso soggetti già infettati da virus B e C e arruolato soltanto quelli positivi per Hcv. Si raccomanda comunque di non interrompere la terapia senza consultare il medico e di riferire sintomi quali debolezza, perdita di appetito, nausea, vomito e ittero.
Perché interessa il farmacista: i farmaci antivirali ad azione diretta approvati per il trattamento dell'epatite cronica C rappresentano un grande passo avanti perché consentono di curare l'infezione anche in soggetti che presentano forme di malattia epatica avanzata
Marvi Tonus
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