Farmaci e dintorni
18 Maggio 2017Secondo uno studio pubblicato su Jama, l'assunzione di elevate dosi di ferro per via orale in pazienti con insufficienza cardiaca con ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra (HFrEF) e deficit di ferro non migliora la capacità di esercizio fisico su un periodo di 16 settimane. «Il deficit di ferro è presente in circa il 50% dei pazienti con insufficienza cardiaca con ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra ed è associato a ridotta capacità funzionale, a qualità della vita più scarsa e a maggiore mortalità» afferma Gregory Lewis, del Massachusetts General Hospital di Boston, autore principale dello studio che poi aggiunge: «In passato sono stati resi noti risultati positivi di studi sulla somministrazione di ferro per via endovenosa in pazienti con insufficienza cardiaca con questo tipo di problema, ma trattare regolarmente i pazienti per via endovenosa è costoso e difficile. L'efficacia di una supplementazione di ferro poco costosa e prontamente disponibile per via orale invece non era nota». I ricercatori, per valutare se la terapia orale con ferro potesse far migliorare la capacità di esercizio fisico, hanno randomizzato 225 pazienti con HFrEF e deficit di ferro a ricevere polisaccaridi di ferro per via orale o placebo, 150 mg due volte al giorno per 16 settimane.
I risultati hanno mostrato che l'esito primario misurato, il cambio del picco di assorbimento di ossigeno dall'ingresso nello studio a 16 settimane, non ha mostrato differenze significative tra i due gruppi. Non si presentavano inoltre differenze significative nella distanza percorsa camminando in sei minuti, nei livelli di pro-peptide natriuretico di tipo B N-terminale, e nello stato di salute misurato tramite il Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire. Gli autori riferiscono di una serie di limitazioni dello studio, che comprendono per esempio una potenza non sufficiente per individuare differenze in eventi clinici. «I nostri risultati non supportano l'uso della supplementazione orale di ferro nei pazienti con HFrEF» concludono i ricercatori.
Jama 2017. doi:10.1001/jama.2017.5427 http://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/10.1001/jama.2017.5427
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