Farmaci e dintorni
09 Giugno 2017Secondo i risultati di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, i pazienti con diabete di tipo 2 che assumono un inibitore Sglt2 hanno una probabilità doppia di sperimentare la chetoacidosi diabetica rispetto a quelli che sono trattati con un'altra classe di farmaci per la patologia. «Gli inibitori Sglt2, un nuovo tipo di medicinale, vengono sempre più spesso prescritti per il trattamento del diabete di tipo 2, tuttavia è noto che essi possono aumentare il rischio di una complicazione rara ma grave nota come chetoacidosi diabetica, per la quale la FDA ha emesso un warning nel 2015» afferma Michael Fralick, della Division of Pharmacoepidemiology and Pharmacoeconomics del Brigham and Women's Hospital di Boston, co-autore dello studio. «Abbiamo quantificato questo rischio, scoprendo che i pazienti hanno una probabilità doppia di sperimentare la chetoacidosi diabetica se assumono un inibitore Sglt2 piuttosto che un'altra classe di farmaci per il diabete. Nonostante questo riscontro, la chetoacidosi diabetica è ancora estremamente rara; infatti, anche per i pazienti che assumono un inibitore Sglt2, solo uno su 1.000 pazienti sperimenterà tale complicanza» aggiunge. Il gruppo di ricerca ha studiato 40.000 pazienti che assumevano gli inibitori Sglt2, confrontando i loro risultati con quelli dei pazienti che assumevano un inibitore Dpp4. Dopo 180 giorni, 55 pazienti trattati con l'inibitore Sglt2 aveva sofferto di chetoacidosi diabetica, che si era verificata in soli 26 pazienti che assumevano l'altra classe di farmaco.
«Ho sviluppato interesse verso la tematica dopo che uno dei miei pazienti che aveva preso questo farmaco si è presentato in pronto soccorso con sintomi di chetoacidosi diabetica» spiega Fralick che poi conclude: «Questo è un effetto indesiderato che è di solito visto in pazienti con diabete mellito di tipo 1, non di tipo 2, quindi i medici potrebbero non cercarlo nei pazienti col diabete di tipo 2. Ciò significa che il rischio potrebbe essere anche superiore a quello che abbiamo osservato a causa di errate diagnosi o segnalazioni mancate».
N Engl J Med. 2017. doi: 10.1056/NEJMc1701990
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28591538
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