Insuline basali, le novità dal congresso dei diabetologi Usa
Due importanti novità arrivano dalla 77ma edizione del congresso annuale dell'American Diabetes Association (Ada), appena conclusosi a San Diego. Sono stati innanzitutto presentati i risultati di Deliver 3, un nuovo studio retrospettivo e osservazionale condotto in Real-World in una popolazione a rischio di soggetti adulti ultra 65enni con diabete di tipo 2. Questi risultati hanno dimostrato che l'uso di insulina glargine 300 Unità/mL, nell'ambito del passaggio da un'altra insulina basale, riduce significativamente i casi di ipoglicemia documentata rispetto al passaggio a un'altra terapia - che comprende insulina glargine 100 Unità/mL, insulina detemir e insulina degludec - con un simile controllo glicemico. In particolare, nello studio Deliver 3, i pazienti passati alla terapia con insulina glargine 300 Unità/mL hanno registrato, dopo 6 mesi, il 57% di casi di ipoglicemia in meno (odds ratio, OR: 0,432, 95% CI: 0,307 a 0.607, p<0,0001) rispetto a chi ha optato per un'altra insulina basale, con un controllo glicemico sovrapponibile. «I soggetti anziani con diabete di tipo 2 subiscono un impatto negativo dagli episodi di ipoglicemia e dalle loro conseguenze» ha dichiarato Jeremy Pettus, della divisione di Endocrinologia alla University of California di San Diego.
«I risultati di studi osservazionali in Real-World, come il Deliver 3, possono essere di grande supporto nella scelta decisionale e possono aiutare i medici a consigliare meglio i pazienti che rientrano in questa popolazione ad alto rischio». Questi risultati sono ampiamente coerenti con i dati raccolti nello studio Deliver 2, altro studio osservazionale che ha coinvolto 1.827 soggetti adulti con diabete di tipo 2, in trattamento con insulina basale e che ha evidenziato, dopo 6 mesi, il 33% di casi di ipoglicemia in meno in una popolazione adulta con diabete di tipo 2, con un risparmio in termini di spesa sanitaria correlata stimabile in circa 2mila dollari l'anno per paziente. All'Ada sono stati inoltre annunciati i risultati positivi di due studi di fase 3b e di fase 4 Odyssey-Dm condotti con alirocumab in pazienti con diabete. In questi studi il farmaco, somministrato in aggiunta alla massima dose tollerata di statine, ha dimostrato di essere efficace nel ridurre i livelli di colesterolo aterogeno. Entrambi gli studi hanno inoltre dimostrato che la maggior parte dei pazienti ha raggiunto il proprio obiettivo terapeutico (in termini di Ldl-c) con alirocumab 75 mg ogni due settimane, con un profilo di sicurezza complessivo comparabile a quanto già osservato nel programma di fase 3 Odyssey. «Le persone affette da diabete cronico, incluse quelle trattate con insulina, sono pazienti ad alto rischio cardiovascolare» ha commentato Lawrence Leiter, coordinatore dello studio Odyssey-Dm e direttore della Lipid Clinic al Li Ka Shing Knowledge Institute presso il St. Michael's Hospital, Università di Toronto, Canada. «I risultati positivi dello studio Odyssey Dm-Insulin ci forniscono informazioni importanti sull'efficacia e sulla sicurezza di alirocumab in questo gruppo di pazienti ad alto rischio cardiovascolare». La maggior parte dei pazienti diabetici, infatti, sono destinati a sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche. Nonostante gli attuali standard di cura, quasi il 70% degli over 65 con diabete muore per una qualche forma di malattia cardiaca, e il 16% muore per un ictus. «La dislipidemia mista è una malattia comune nelle persone con diabete di tipo 2, causando un impatto negativo sul rischio cardiovascolare, ancora difficile da trattare con le terapie attualmente disponibili» ha aggiunto Robert Henry, coautore dello studio Odyssey Dm e direttore del Center for Metabolic Research del VA San Diego Healthcare System. «I risultati dello studio Odyssey Dm-Dyslipidemia hanno dimostrato che in pazienti con diabete e dislipidemia mista alirocumab, somministrato in aggiunta alla massima dose tollerata di statine, è in grado di ridurre significativamente il livello di colesterolo non-Hdl, dimostrandosi superiore alla terapia standard. Questo farmaco può quindi rappresentare un'altra opzione per i medici nella gestione della dislipidemia dei pazienti diabetici con malattia cardiovascolare».
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