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Farmaci e dintorni

28 Luglio 2017

Inibitori della pompa protonica non collegati al declino cognitivo


L'uso di inibitori della pompa protonica (Ppi) non si associa a un aumento del rischio di declino cognitivo, conclude un'analisi pubblicata su Gastroenterology. «Alcuni studi precedenti hanno osservato un legame tra uso a lungo termine di PPI e demenza, e alcuni studi su animali hanno proposto un meccanismo che potrebbe potenzialmente spiegare questa associazione. Inoltre, questi farmaci ampiamente usati sono stati collegati alla polmonite acquisita in comunità, alla frattura dell'anca, a deficit nutrizionali, a malattie renali croniche e a diarrea associata a Clostridium difficile in alcuni studi osservazionali. Chiaramente tutto questo preoccupa molto medici e pazienti» afferma Paul Lochhead, del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School di Boston, primo autore del lavoro.

Lo studio ha analizzato i dati di 13.864 donne dello studio Nurses' Health Study II. I ricercatori hanno determinato l'uso di inibitori della pompa protonica in base a questionari compilati dalle partecipanti e hanno valutato la funzione cognitiva con una batteria online di test neuropsicologici, nei quali uno scarso risultato è stato in altre sperimentazioni predittore di demenza.

Un piccolo calo delle prestazioni nei test di velocità e attenzione psicomotoria è stato collegato a una durata maggiore di utilizzo di questi farmaci, ma questa differenza è risultata attenuata quando gli autori hanno aggiustato i dati per l'uso di antagonisti del recettore H2 dell'istamina, che vengono abitualmente utilizzati per trattare ulcere e condizioni correlate. I risultati sembrano quindi contraddire quanto trovato dagli studi precedenti, che potrebbero secondo i ricercatori avere subito l'effetto di fattori confondenti quali differenze nei livelli di istruzione o altre caratteristiche legate alla salute. Gli autori dello studio, tuttavia, ritengono fondamentale che vi sia una replica dei loro risultati in altri studi osservazionali. «Riconosciamo che il nostro studio ha alcune limitazioni, e non possiamo escludere la possibilità che l'utilizzo di inibitori della pompa protonica possa essere stato associato a una riduzione più modesta della funzione cognitiva, e che al nostro studio sia mancata la potenza per rilevarla» concludono.

Gastroenterology. 2017. doi: 10.1053/j.gastro.2017.06.061
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28728964

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