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Farmaci e dintorni

12 Settembre 2017

Salbutamolo riduce rischio di malattia di Parkinson e apre strada a nuove terapie


L'agonista del recettore beta2-adrenergico (beta2AR) salbutamolo, comunemente usato nel trattamento dell'asma, è in grado di ridurre di circa un terzo il rischio di malattia di Parkinson, mentre il propranololo, un beta-bloccante, è legato a un raddoppio del rischio per la stessa patologia, secondo un nuovo studio pubblicato su Science.

«Questi risultati potrebbero segnare un approccio radicalmente nuovo per la malattia di Parkinson» spiega Clemens Scherzer, della Harvard Medical School di Boston, che ha guidato il gruppo di ricerca. «Tuttavia, deve ancora essere fatto molto lavoro per replicare i risultati, ottimizzare l'effetto del farmaco sul cervello e completare gli studi clinici» prosegue.

I ricercatori sono partiti dalla constatazione che il cervello della maggior parte dei pazienti con malattia di Parkinson è ricco di accumuli intracellulari della proteina alfa-sinucleina, i corpi di Lewy, e hanno ipotizzato che farmaci pensati per ridurre la trascrizione del gene dell'alfa-sinucleina (SNCA) potrebbero prevenire o rallentare il processo di malattia in pazienti selezionati. In seguito, hanno scoperto che beta2AR è un regolatore di SNCA, e hanno valutato se l'uso di ligandi per beta2AR potesse influenzare il rischio di malattia. La ricerca è stata effettuata basandosi sulla popolazione norvegese, e i farmaci presi in considerazione sono stati salbutamolo e propanololo, l'antagonista beta2AR più comunemente usato nella popolazione. L'analisi delle cellule neuronali e dei neuroni primari ha mostrato che se beta2AR veniva eliminato o bloccato chimicamente vi era un aumento di più del 100% dei livelli di espressione dell'alfa-sinucleina. Su 11 anni di follow-up, il salbutamolo è stato associato a un rischio ridotto del 34% di malattia di Parkinson, mentre il propranololo è stato associato a un rischio notevolmente aumentato di malattia. «Uno dei passaggi successivi è quello di determinare se l'associazione tra salbutamolo e rischio di malattia si estende oltre i confini della Norvegia» affermano gli autori. Per poi concludere: «Ricordiamo che questa associazione non implica causalità e che gli agonisti beta2AR non sono attualmente approvati dalla FDA per il trattamento della malattia di Parkinson; inoltre, questi farmaci possono esacerbare la malattia cardiovascolare».

Science. 2017. doi: 10.1126/science.aaf3934
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28860381

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