Farmaci e dintorni
02 Ottobre 2017Secondo uno studio appena pubblicato su Jama, tra i pazienti sottoposti a sostituzione dell'anca o del ginocchio con intervento in elezione e trattati con terapia anticoagulante a base di warfarin, la personalizzazione del dosaggio a seconda del profilo genetico del singolo paziente si associa a un minor tasso di eventi avversi rispetto alle dosi guidati dalla clinica. «Nell'ultimo decennio l'uso di warfarin, specie tra gli anziani, ha determinato un numero di eventi avversi maggiore rispetto a qualsiasi altro farmaco anche perché, data la finestra terapeutica ristretta, il confine tra le dosi efficaci e quelle dannose muta ampiamente a causa della variabilità genetica» esordisce il coautore Brian Gage dell'Università di Washington a St. Louis, spiegando che gli studi finora svolti sul dosaggio rispetto al genotipo degli antagonisti della vitamina K hanno prodotto risultati contrastanti.
Così, per chiarire se il dosaggio guidato dal corredo genetico del paziente fosse in grado di migliorare la sicurezza del trattamento, gli autori hanno assegnato in modo casuale una coorte di pazienti di 65 anni o più a una terapia con dosi guidate dalla genotipizzazione del singolo pazienti in base ad alcune varianti genetiche, oppure al consueto raggiungimento di un INR (International Normalized Ratio) di 1,8 o 2,5. Tra i 1.650 soggetti randomizzati, che avevano iniziato il warfarin in previsione di un intervento di sostituzione di anca o ginocchio, hanno completato la sperimentazione 808 persone nel gruppo guidato dai genotipi e 789 in quello trattato a dosi cliniche. «A conti fatti uno degli effetti aversi monitorati, ossia la comparsa di emorragie gravi, di un INR di 4 o più oppure di una tromboembolia venosa, si è verificato nel 10,8% dei pazienti del gruppo genotipizzato rispetto al 14,7% in quello trattato a dosi cliniche» scrivono gli autori, sottolineando la necessità di ulteriori ricerche per determinare il rapporto costo efficacia del dosaggio di warfarin personalizzato secondo il genotipo del paziente.
Jama 2017. doi:10.1001/jama.2017.11463 http://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/10.1001/jama.2017.11463
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